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VITA DI STACCIONE

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Tuttosport aveva dedicato due pagine storiche, alla fantastica quanto tragica storia dei fratelli Staccione, Vittorio ed Eugenio. Due ragazzini di famiglia operaia che dai prati di Madonna di Campagna furono pescati da quel pioniere del pallone che era Enrico Bachmann e portati nel già generoso vivaio del Toro. Il secondo, Eugenio, più giovane (classe 1909) vinse il primo scudetto granata (poi revocato) e giocò poi anche con Casale, Juventus (altro tiolo) e Aosta. Il primo, classe 1904, fu colonna del Torino (lui pure scudettato), della Cremonese e della Fiorentina (dove è presente nella hall of fame), chiudendo la carriera tra Cosenza e Savoia. Vittorio, però, non fu soltanto un grande mediano: fu un uomo libero quando la libertà era proibita. Assieme all’altro fratello, Francesco, fu resistente prima della Resistenza: attivo oppositore del Fascismo anche negli anni del suo massimo fulgore sportivo. La sua storia, straordinaria e tragica ben oltre la sua terribile conclusione prematura (a 40 anni, in campo di sterminio, pochi giorni prima di Francesco), meritava di essere raccontata tutta e bene. E, grazie all’editrice Diarkos, così è stato: il merito va a Francesco Veltri, autore del libro “Il mediano di Mauthausen”, e all’attiva collaborazione di Federico Molinario, pronipote e custode della memoria Staccione. Il libro (178 pagine, 16 euro), un bel libro corredato da foto che sono autentici reperti storici, verrà presentato dal nostro Marco Bonetto nella più adeguata delle sedi: il Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata. Appuntamento domani alle 21 con Francesco Veltri, Federico Molinario e con Domenico Beccarica, fondatore e presidente del museo.
fonte tuttosport


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