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Verdi è un vero jolly

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Ripartire da Simone Verdi, al di là di tutto. L'imperativo in casa granata suona categorico e, come tale, si pone al di sopra di ogni possibile soluzione tattica. Che l'approccio di Mazzarri alla delicata trasferta di Genova, numeri alla mano, si riveli insomma innovativo piuttosto che tradizionalista. Anche perché, in fondo, l'ex Napoli rappresenta una p r e z i o s a chiave tattica in grado aprire le più svariate serrature, e proprio questa sua dote eclettica lo pone ora facilmente al centro del villaggio granata. Da trequartista o in versione seconda punta, più vicino alla linea mediana all'occorrenza: un coltellino multiuso, in base alla necessità. In attesa di infilzare, finalmente, le retroguardie avversarie. Con l'Inter ci è andato vicino per due volte, ma ancora la prima gioia della sua seconda vita in granata – nonostante 11 presenze e 616' complessivi in campo – non è arrivata. Il tecnico di San Vincenzo, però, appare determinato ad insistere su di lui. Perché, in estate, l’ha fortemente voluto e si è speso in prima persona per il suo arrivo. Perché, in realtà, resta fermamente convinto che possa rappresentare l’ingranaggio giusto per il salto di qualità della squadra. L’ennesima conferma, d’altronde, la si è avuta proprio sabato sera, quando sarebbe stato molto più semplice per Mazzarri puntare su un Berenguer ringalluzzito dalla doppietta di Brescia. Invece all’iberico ha preferito ancora una volta Verdi, ottenendo per altro in cambio una delle prestazioni più convincenti da quando è tornato sotto la Mole. Complice la repentina defezione di capitan Belotti, infatti, il 27enne di Broni contro i nerazzurri si è caricato il peso dell’attacco sulle spalle, risultando infine una delle poche luci ad indicare il cammino al tecnico nella notte buia calata sul Grande Torino un gol incassato dopo l’altro. Uno scenario nel quale Verdi si è visto negare il sorriso della rete prima da una fortuita deviazione della difesa e poi da una risposta d’istinto di Handanovic. Provando, nel mezzo, a creare dal nulla qualche pericolo negli ultimi venti metri, come testimoniano i quattro dribbling riusciti sui cinque complessivamente tentati nell’arco dei 90’. A riprova del fatto che la qualità ci sia, a grattar bene via la superficie. Anche perché, in estate, l’investimento last minute operato dalla società per strapparlo al Napoli è stato importante. E ora il giocatore vuole a tutti i costi ripagare l’ampia fiducia. Anche per questo, insomma, il Toro deve adesso ripartire da lu
fonte tuttosport


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