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TORO, RISVEGLIATI DALL’INCUBO

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L'ordine delle cose coincide con una classifica da rimettere in ordine. Il Toro è 11° con 14 punti in 13 partite. Compagni di banco: il Milan e l’Udinese. «Dobbiamo fare meglio della scorsa stagione quando chiudemmo al 7° posto», diceva Mazzarri in estate, mentre Cairo, in versione “lento piede”, si avvicinava all’acquisto di Verdi con la velocità di un bradipo che tirava la volata a una tartaruga, prima di arrivare al traguardo con De Laurentiis vellicando sogni di Champions. Battute, certo. Ma intanto siamo giunti fin qui, adesso: a un totale ribaltamento della bussola. Soltanto 7 squadre hanno mangiato meno pagnotte in graduatoria. Dalla coppia Sassuolo-Bologna in giù (13 punti), sino al Brescia, a quota 7. E i neroverdi, così come la squadra di Grosso, devono pure recuperare una partita. Il Genoa, avversario odierno, è terz’ultimo: 10 punti, uno in più della Spal. Mentre Samp (12) e Lecce (11) fanno da cuscinetto, obtorto collo, tra il tandem emiliano e il Grifone. Oggi e domani la giornata di campionato proporrà scossoni. L’Enel è allertata: puntare i riflettori su Marassi. In quale campionato vorrà giocare il Toro, d’ora in poi? Difatti quello di oggi è un giorno di giudizi, ma potrebbe pure diventare il giorno del giudizio. Non tanto su Mazzarri, ha appena detto Cairo. «Ha la mia fiducia totale», ha dettato l’altro ieri il presidente. Se tanto dà tanto, se le parole non sono acqua corrente, l’architrave resta questo. I giudizi, piuttosto, si possono dare sui giocatori e sulla capacità dell’allenatore di continuare a far presa. Intanto crediamo di aver ascoltato un tecnico consapevole del quadro, dello scenario, dei rischi incombenti. Pur ammantando le dichiarazioni di fiducia, positività, speranza: comprensibile, dal suo punto di vista. E’ lui a vivere lo spogliatoio. E Mazzarri non ha negato, indirettamente, le complicazioni, anche se le ha anestetizzate assai, a parole. Ha per esempio ammesso che la squadra, una buona volta, deve cambiare testa. E proprio perché mai si era trovata così in basso. E il declino sul declivio dei risultati non consente più altri svolazzi. Erano “addirittura” in Europa i granata, appena 3 mesi fa, seppur tra gli artigli del Wolverhampton. E adesso sono “addirittura” a un passo dalla zona retrocessione. Gli errori hanno fatto ammuffire gli allori. «E’ un ragionamento è proprio questo, in effetti. E’ una delle principali questioni aperte», ha in sostanza detto Mazzarri. «Dobbiamo cambiare mentalità, l’ho anche suggerito ai ragazzi. Serve un Toro più operaio. Più feroce e cattivo, sportivamente parlando. E’ questa la prima chiave. Il difficile è appunto cambiare mentalità. Per poi ripartire. Ci stiamo provando: sono curioso di vedere come affronteremo la gara». Dalla 3ª giornata in avanti, gli sprofondi sono stati enormemente di più dei rari picchi (7 sconfitte nelle ultime 11 giornate). E dopo la passeggiata di salute a Brescia è subito arrivato il crollo con l’Inter, ad azzoppare la resurrezione. Una congerie di errori autoprodotti ha spaccato il Toro prim’ancora che i giocatori di Conte dovessero sudare, per superare il Rubicone di giornata. «Ma in questa settimana si è lavorato bene. Anche se andrà tutto tradotto in partita, quando poi nascono sempre tante variabili. Però sono fiducioso». E le ragioni sono tre. «Punto primo, sono fiducioso per come ci siamo parlati»: a cominciare da quel faccia a faccia tra il tecnico e i giocatori (senza collaboratori e dirigenti al seguito) datato lunedì scorso. La seconda ragione, ad ascoltare Mazzarri, «è per come i giocatori hanno lavorato». E la terza? «Il 90% della rosa adesso è in forma, a livello atletico. E quindi la squadra potrà permettersi di disputare gare anche con grande intensità. Come l’anno scorso. Come nei momenti migliori. Ecco perché sono fiducioso, perché penso che il Toro possa tornare a essere cattivo, compatto, veloce». Quando sognava e segnava, e non era di sugna. «Ai ragazzi ho detto: dovete stare più tranquilli, non avete nulla da dimostrare. In campo dovete fare quello che sapete fare. Non è facile, ma ci stiamo provando». Mazzarri rivela di aver insufflato più coraggio che critiche: un motivo ci sarà. «In questo periodo prendiamo gol al primo errore. Per cui nei ragazzi è subentrata la voglia di spaccare il mondo». Ma anche un po’ di paura e basta, magari... «Per cui ho ripetuto loro che per uscire da ‘sto momento bisogna restare tranquilli, lucidi. Anche in attacco. Quando compare un po’ troppa frenesia e non si prende la decisione giusta: tirare, o passare. E’ successo anche con l’Inter. Bisogna migliorare tanto da questo punto di vista. E tirare di più da fuori. L’ho detto anche nell’ultimo allenamento: non si può sperare di andare in porta col pallone! Per questo voglio un Toro più cattivo. E meno timoroso nelle scelte. E più veloce: altrimenti dai tempo agli avversari di organizzarsi, e poco importa se tu hai il 60% di possesso palla. Non basta il palleggio, se trascuriamo le ripartenze rapide. Bisogna essere squadra, tornare compatti»: tatticamente e nello spirito. «Solo così segneremo più reti e ne prenderemo di meno. E inizieremo a far gol anche con i centrocampisti»: quelli centrali, fermi al palo. «Mi aspetto miglioramenti e invoco una riduzione delle ingenuità, perché solo così avremo più chance di fare più punti. Abbiamo lavorato molto sui dettagli. Sulla compattezza, sull’approccio, sulle sinergie in campo». Il vero busillis è comprendere se il Toro del girone di ritorno dello scorso campionato e di inizio stagione, quantomeno fino ai Wolves o al default con il Lecce, covi ancora sotto la cenere. Se così fosse, il primo comandamento (scappare subito dalle sabbie mobili della zona B) potrebbe anche essere seguito da una seconda legge (disegnare una nuova rimonta in classifica, come un anno fa). Altrimenti la stagione esporrà una sola etichetta: salvare la pelle, senza contarci palle. E qui alludiamo ai doveri dei giocatori: prima di tutti e prima di tutto.
fonte tuttosport


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