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TORO, MAZZARRI SFIDA 4 OSSESSIONI

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Quanti motivi di interesse, in Toro-Inter. Si parte dalla classifica. Brutta assai per i granata, esaltante per i nerazzurri. Il Toro deve recuperare, l’Inter restare nella scia della Juventus per lo scudetto. E poi c’è il confronto tra Mazzarri e Conte che si ritrovano l’uno di fronte all’altro dopo le polemiche varie e assortite che ne hanno caratterizzato le ultime, rispettive stagioni. Ricordando certi precedenti al veleno. Caratteri forti, duri, molto simili. Per questo sembrano fatti apposta per non piacersi. Sempre alla ricerca maniacale della perfezione con un unico obiettivo: vincere. Allenatori che vivono intensamente la partita. Si rispettano, certo, ma non si amano. Conte ha vinto scudetti con la Juve e un titolo più una FA Cup con il Chelsea, Mazzarri nel suo palmares ha solo un Coppa Italia ma le imprese di Reggio Calabria, Genova e Napoli valgono quanto uno scudetto. E col Toro, chissà: forse fa ancora in tempo.LA RIVALITÀ Non si amano, dicevamo: soprattutto dopo quell’11 agosto 2012 quando, a Pechino, lo Juve sconfisse per 4-2 il Napoli di Mazzarri conquistando la Supercoppa italiana. Avanti per due volte (Cavani e Pandev) e ripresi da Asamoah e Vidal (su rigore), i partenopei si arresero in 9 contro 11 dopo i supplementari, pagando a caro prezzo le espulsioni di Pandev e Zuniga: un autogol di Maggio e una rete di Vucinic fissarono il 4-2. E alla fine De Laurentiis fece disertare la cerimonia di premiazione con Mazzarri furibondo per l’arbitraggio di Mazzoleni (scorie che si è portato appresso anche in granata). Sulla panchina bianconera sedeva Carrera visto che Conte doveva scontare una squalifica (poi ridotta) di 4 mesi legata al calcioscommesse. Adesso, ovvio, è un’altra storia; e un’altra partita. Da allora Mazzarri non ha più battuto Conte. Lo aveva fatto un paio di volte prima, quando il leccese guidava formazioni di secondo piano. Mai, però, ad un certo livello. Sabato il granata parte ancora svantaggiato in una partita che, per mille motivi, sogna di vincere. Mazzarri, infatti, non ha dimenticato l’esonero patito all’Inter, l’unico in carriera. La sua storia nerazzurra fu molto controversa. Il 24 maggio 2013 firmò un biennale. Nella prima stagione portò la squadra al 5° posto, accedendo all’Europa League. La sua squadra risultò quella con più gol segnati fuori casa: 35. Ma Il 14 novembre dell’anno successivo venne licenziato per far posto al ritorno di Mancini quando non stava andando così male. Spesso Mazzarri ricorda quel periodo milanese che gli ha lasciato in dote anche una serie di malevoli sfottò con cui ciclicamente lo prendono in giro quelli che non lo amano: dal segno dell’orologio alla scusa della pioggia. Tutte cose che lui patisce molto ancora oggi, specie quando gli vengono rinfacciate in modo gratuito e ingeneroso. Non ha cancellato quell’affronto dalla sua mente e la voglia di prendersi la rivincita è tanta. Anche perché sa bene che la vittoria quasi fisiologica di Brescia non può bastare: né per ridare alla classifica un senso europeo né per tenere salda la sua panchina in caso di nuovi rovesci. IL FUTURO E IL GALLO Cairo a parole continua a concedere fiducia a Mazzarri, come i giocatori che si dicono tutti con lui. Ma il presidente è anche quello che al tecnico aveva chiesto esplicitamente di «migliorare il 7° posto della scorsa stagione», cioè di qualificarsi per l’Europa. Al momento, la classifica è paurosamente deficitaria. E WM sa benissimo di giocarsi, tra Inter e Genoa, il futuro al Toro: altroché. Alcuni giocatori che dovevano far compiere il salto di qualità (Verdi) non lo stanno aiutando e gli ultimi infortuni non gli permetteranno di scegliere la formazione migliore: oltre a Bonifazi e Iago Falque ha perso pure Lyanco e Laxalt tornati malconci dalle loro Nazionali. Per fortuna ha un Belotti in grande forma: ma basterà il solo Gallo a riportare il sereno? Cairo, ieri sera a Milano ospite d’onore a Palazzo Reale per ritirare l’ennesimo premio (questo intitolato a se stesso: ha festeggiato il ventennale), ha esaltato il suo bomber.«Credo sia il suo miglior inizio in assoluto, i ritmi sono simili rispetto a quelli della stagione dei 26 gol: sta segnando anche con la maglia della Nazionale, direi che il suo raggio d’azione si sta allargando». Sì, ma l’Europa col Toro? «Chiedo ai ragazzi la massima determinazione: la stessa vista nel derby, nonostante il risultato, e a Brescia. L’obiettivo è non scendere sotto quei livelli». Chissà se basterà, dopodomani.
fonte tuttosport


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