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TORO, IL BRESCIA COME LA JUVE!

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l problema è capire di cosa stiamo parlando. Una reazione caratteriale - speriamo non soltanto di origine emotiva, come spesso accade a questi giocatori - nel derby c’è stata, sì. Ma, ragazzi, ci sarebbe mancato ancora il contrario: se non si trovano le motivazioni giocando contro la Juve, vestendo la maglia granata, davanti a uno stadio pieno di gente disillusa ma ancora follemente innamorata di quel colore, di quell’idea, di quella storia, forse è meglio cambiar mestiere; o almeno squadra. È giusto - perfino fisiologico - che Mazzarri si sia sentito confortato dal vedere i suoi lottare più o meno su ogni pallone, alzando (nel primo tempo) di almeno venti metri il baricentro dell’azione, aggredendo i bianconeri sia quando portavano palla sia quando si apprestavano a riceverla, ribattendo colpo su colpo. Dopodiché, per l’ennesima volta, nemmeno questo ha prodotto un aumento di tiri in porta e azioni realmente pericolose, a parte i tentativi di Ansaldi e Belotti immediatamente successivi al gol di De Ligt; una ribellione istintiva a quello svantaggio vissuto come una beffa, visto l’intervento di mani dello specialista olandese che l’arbitro Doveri, al minuto 11, non si era sentito in dovere di sanzionare con un rigore che ci sarebbe stato eccome, considerati i precedenti anche di poche ore prima e come in qualche modo ammesso addirittura da Sarri. Diventa peraltro difficile aggrapparsi come troppe altre volte agli arbitraggi quando il migliore in campo è quasi sempre il proprio portiere, cioè il formidabile Sirigu. E di tutto hanno bisogno in questo momento i granata - dai giocatori ai responsabili tecnici ai vertici societari - tranne che di alibi. La realtà, mai come in questo campionato granata specchio di un gioco davvero deludente, dice che il Toro è 14°, pericolosamente vicino alla zona B; e se il Sassuolo non avesse giocato una partita in meno, forse sarebbe già 15°. Dice che ha perso 6 volte su 11 e che nelle 3 circostanze in cui ha vinto gli è sempre andata in qualche modo bene, certo più di quanto non gli sia andata male quando ha beccato. L’analisi di tutti i numeri da incubo di questo Toro la facciamo altrove, ma qui è giusto rammentare come in 21 derby dell’ormai quattordicennale (q-ua-t-t-o-r-d-i-c-i anni) gestione-Cairo il Toro abbia raccolto la miseria di 6 punti e un’unica vittoria, peraltro contro una Juve quel dì di aprile 2015 piuttosto morbida. Ora, detto che una volta i derby il Toro li vinceva tra il quasi sempre e il molto spesso, e che i suoi tifosi uscivano dallo stadio recriminando quand’anche si pareggiava, ricordiamo che pure nei tempi più bui, in epoche di bilanci magari non così sani, i granata ogni tanto riuscivano comunque a far godere la propria gente compiendo imprese contro gli juventini, figlie di uno spirito d’appartenenza di cui oggi si sente terribilmente la mancanza. Oggi che invece una sconfitta nel derby, per quanto onorevole, viene quasi travestita da vittoria, buona per presentarsi soddisfatti e ringalluzziti - al contrario dei tifosi, mortificati - davanti alle tv, rivendicando chissà cosa. Per esempio, l’utilità del ritiro - cioè due notti in un lussuoso hotel cittadino, avessi detto - e comunque già bell’e finito. «È servito per chiarirci, siamo di nuovo compatti e uniti» hanno ripetuto dirigenti, tecnici e giocatori, confermando implicitamente l’accrocchio di problematiche - tattiche, mentali, ambientali - nello spogliatoio. Che del resto sono scolpite già nei risultati: come spiegare altrimenti prestazioni penose come quelle con Lecce, Samp, Parma, Udinese e in parte Cagliari, se poi gli stessi interpreti sono capaci di dispiegare tanta vis pugnandi contro la Juve? Energia vanificata, va da sé, con un’amnesia difensiva di gruppo da matita blu, su uno di quei corner che ormai terrorizzano almeno quanto rassicurano gli avversari nei teorici attacchi granata. Ma tant’è. E a questo punto viene davvero da augurarsi che i giocatori vivano la prossima trasferta di Brescia - contro una rivale (si spera non per la salvezza) che avrà pure un allenatore nuovo - come un altro derby. Perché di sicuro se avessero approcciato così le succitate, pietose partite, ora il Toro avrebbe tipo 10 punti in più. Perché quello che è capitato a Corini non capiti invece a Mazzarri. Perché non più tardi di venti giorni fa Cairo, convinto di aver prenotato la Champions con l’acquisto di Verdi la sera del 2 settembre, ricordava al tecnico che l’obiettivo dichiarato era - e speriamo resti - migliorare il 7° posto di maggio. A proposito: qualora l’eurorimonta miracolosamente riuscisse anche nella primavera prossima, invece di fare i fenomeni, come a molti sovente accade in casa Toro al primo momento favorevole, ci sarebbe poi soltanto da dire ai tifosi: scusate il ritardo.
fonte tuttosport


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