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TORO, CHE DISASTRO COSÌ RISCHI GROSSO

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Per dirla con il (discutibile) kamasutra di Conte dispensato l’altro giorno all’Equipe, si può sostenere che il Biscione dell’Inter abbia scelto il modo più doloroso per impalare il Toro: una botta e via già al minuto 12. Quando, oltretutto, i granata erano in 10: con Belotti fuori che si teneva il fianco in attesa di essere sostituito da Zaza, con nel cuore il timore di un’infrazione alla costola (scontro aereo con Skriniar al 4’: radiografie notturne in ospedale). Il disastro si impadroniva subito della difesa mazzarriana, insomma, consegnando a Martinez un’autostrada per infilare Sirigu e a Conte lo svincolo autostradale migliore per continuare a inseguire Sarri. La partita non finiva lì, ma di certo s’incanalava in modo determinante, se non già decisivo, dopo appena un quarto d’ora: tanto più senza il Gallo. E sul campo fradicio di pioggia venivano immediatamente a galla, contemporaneamente, il pressapochismo granata e la qualità anche chirurgica dell’Inter. Esattamente come poi alla mezz’ora, quando la infilava dentro pure De Vrij: quasi un sigillo da notaio sul risultato. COME L’INTER 1950 Che l’Inter possieda una cifra tecnica e uno strapotere anche fisico superiore è scontato, era scontato. E si è di nuovo visto, tanto più considerando che la squadra di Conte ha di nuovo timbrato il cartellino con precisione svizzera (17 partite stagionali su 17 con almeno una rete segnata). E, per la cronaca, anche le statistiche testimoniano cotanta potenza: era dal 1950, 69 anni fa, che i nerazzurri non sfornavano un avvio di campionato così prepotente (11 vittorie, un pareggio e un solo ko). E se Sirigu non avesse compiuto letteralmente due miracoli dapprima su un colpo di testa di Lukaku (31’) e poi su una sventola di Barella (42’), il primo tempo si sarebbe chiuso addirittura sul 4 a 0: con poco da eccepire. Quel che è sempre più grave e preoccupante è invece lo scollamento tattico e mentale dei granata. Di nuovo emerso come una condanna stagionale, a conferma che la crisi del Toro non è stata certo superata dopo quel 4 a 0 su un Brescia di carta velina. Basti dire già solo dei primi 2 gol: sul primo, Martinez va via a Izzo e Nkoulou sfruttando un assist di testa di Vecino, post rinvio di Sirigu, con la facilità di un professionista che maramaldeggia su dei dilettanti; mentre, sul secondo, sul cross di Biraghi c’è chi dorme invece di marcare De Vrij (Meité) e chi di spalle manco vede il pericolo (ancora Izzo). E non sono stati certo questi gli unici svarioni difensivi, tattici e individuali. LITIGI E CASO ZAZA E poi i litigi: anche brutti, spia di una nervosismo non solo latente ma costante nello spogliatoio. Vedi lo scontro dialettico violento, plateale, al 20’ tra Sirigu e Izzo, con il portiere salito fin quasi a centrocampo per rimproverare il compagno, a gioco fermo. O le scintille tra De Silvestri e Lukic, sempre nel primo tempo. Mentre ci si chiede come sia possibile che un giocatore (Zaza) non abbia addosso la maglietta termica e quella ufficiale, in panchina: e non possa entrare subito in campo, con Belotti out. Per non parlare della gestione tattica delle marcature chiave: e pensiamo in primo luogo a Brozovic, perennemente libero di impostare il gioco e di far girare l’Inter tutta. Così anche quei tentativi di reazione sono naufragati davanti a un altro super portiere come Handanovic (vedi le parate su un missile di Ansaldi al 28’ e il balzo prodigioso nel recupero del primo tempo su una deviazione di De Silvestri da due passi). E nella ripresa la pena granata è soltanto proseguita: con Brozovic, ancora una volta tutto solo, che si beveva un aperitivo per servire a puntino Lukaku, al 10° gol (contropiede e diagonale in mezzo alle gambe di Bremer). Dopo, per più di mezz’ora, i nerazzurri hanno badato più che altro ad allenarsi: ed è tutto dire. Mentre la Maratona si lanciava in una contestazione generale: contro Cairo, Mazzarri e i giocatori. Con la sua corazzata e la sua lucidità, Conte ha letteralmente disintegrato Mazzarri. E ci richiediamo, per l’ennesima volta, quanto ormai il tecnico granata sia seguito dai giocatori: perché c’è sempre modo e modo di perdere. L’unica brutta notizia per l’Inter è l’infortunio al ginocchio per Barella: distorsione. Il Biscione di Conte è sempre più ritto e tonico. Mentre il Toro (e lo scriviamo con la pena nel cuore) è ormai chiaramente e indiscutibilmente finito nella categoria degli asini. Qualcuno batterà un colpo, un giorno?
fonte tuttosport


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