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SIRIGU: DOV’È LA RABBIA TORO?

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Alle parole preferisce rispondere sul campo ma, quando si trova davanti ai microfoni, lascia il segno come fra i pali. Basti ricordare il monito, purtroppo non raccolto dai compagni, lanciato dallo spogliatoio della Nazionale dopo le paratone in Liechtenstein e prima del flop granata di domenica scorsa alla Dacia Arena. E anche i concetti espressi da Salvatore Sirigu direttamente dalla pancia del Grande Torino, dopo l’1- 1 di ieri, hanno fotografato alla perfezione il momento attuale del Toro: «Fino al vantaggio del Cagliari abbiamo fatto una partita molto aggressiva, costringendoli a difendere nella loro metà campo. Il gol ci ha un po’ demoralizzati e abbiamo perso quei riferimenti che sono importanti in una gara». Schietto e sincero anche quando c’è stato da commentare i fischi che sono arrivati a fine primo tempo e al fischio finale, così come ad analizzare i passi falsi in questa stagione: «Non sta a me giudicare se sia utile fischiare o meno. Se poi hanno fischiato a fine primo tempo e a fine partita per dimostrare il loro disappunto, ci può stare. Siamo andati a salutarli per ringraziarli del sostegno, magari amaro delle volte, che c’è stato durante la gara. Ci hanno incoraggiato durante la partita, e questo è l’importante. Noi dobbiamo analizzare quello che siamo dentro il campo e quello che stiamo dando ogni giorno per essere il Torino. Ci siamo un po’ persi dal punto di vista dell’atteggiamento e della compattezza di squadra, siamo stati un po’ troppo rilassati e l’abbiamo pagato. Dobbiamo ritrovare la caratteristica principale del Toro, quella cattiveria agonistica per affrontare ogni situazione di gioco e cercare di prevalere sull’avversario. Quest’anno è mancata in alcune occasioni, a Udine e qualche altra volta. Dobbiamo cercare di ritrovare quella grinta che abbiamo un po’ perso nel cammino. Oggi (ieri per chi legge, ndr) c’è stata e sono contento». Si riparte, quindi, dalle cose positive che si sono viste in campo, e da Mazzarri: «La squadra è sempre con l’allenatore. È un tecnico importante che ha dimostrato di poter dare un’impronta, un’idea e un’anima alla squadra. Quando le cose non vanno si deve sempre cercare cosa non va, a prescindere dall’allenatore. Io analizzo prima me stesso e poi vedo gli altri: tutti dobbiamo cercare di dare qualcosa in più. Lui è lo stesso di quando si vinceva, pignolo e determinato». Lo sguardo del portierone sardo (che ha ringraziato i tifosi cagliaritani per gli applausi) è già proiettato ai prossimi impegni contro Lazio e Juventus: «Tante chiacchiere non servono. Mi piace lavorare e stare zitto, scendere in campo e cercare di avere la meglio sull’avversario. Siamo un ambiente particolare, diverso dalle altre squadre. Dobbiamo concentrarci ogni giorno su quello che facciamo e la domenica mettere in campo quella rabbia che contraddistingue queSalvatore Sirigu, 32 anni, ha evitato un’altra sconfitta sta maglia»
fonte tuttosport


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