SALVADORI:«FIDATEVI DI MAZZARRI E’ IN GAMBA» - Notizie Toro - blog1

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SALVADORI:«FIDATEVI DI MAZZARRI E’ IN GAMBA»

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I guai della difesa visti da un ex difensore. Roberto Salvadori, non uno qualunque. Lui che si è cucito lo Scudetto del 1976 sul petto ha il cuore che sanguina quando il Toro perde. Ma ha anche la lucidità per analizzare i problemi del presente: lo fa con lo sguardo da psicologo, non da bacchettone. Ed evita di mettere il reparto difensivo alla gogna. Per Salvadori, oggi più che mai, ai granata servirebbe uno strizzacervelli. A maggior ragione se pensa all'involuzione del blocco capace di trascinare il Toro, l'anno scorso, alla conquista di 63 punti in campionato, mica briciole. L'ex laterale sinistro, in vista di Genoa-Toro, esprime il proprio pensiero. Ma anche i propri auspici per l'immediato futuro. Genoa, facciamo un piccolo passo indietro. Cosa fa più impressione, in negativo, della prestazione del Toro contro l’Inter? «Non ha funzionato nulla, giocando contro squadre come l’Inter non si possono commettere certe sciocchezze. Gli errori nel calcio possono capitare, ma prendere quei gol, soprattutto i primi due, è assurdo. Sono state leggerezze di squadra, non dei singoli, la difesa impreparata su tutti i gol non è altro che lo specchio di un momento negativo del collettivo. Addossare responsabilità solo a gente come Izzo e Nkoulou sarebbe ingeneroso». Dunque, cosa sta succedendo a questo Toro? «Penso che un giocatore di Serie A non dovrebbe mai commettere certi errori, come quelli contro l'Inter per esempio. La squadra è in un momento di sfiducia, di paura, perché manca concentrazione in alcuni elementi chiave. Si vede che nessuno è libero mentalmente, perché i peccati più gravi vengono commessi da giocatori navigati, a certi livelli. Se ripenso al primo tempo con l’Inter, è chiaro che l’uscita dal campo di Belotti abbia condizionato tanto dal punto di vista psicologico: se togli il giocatore più carismatico a un gruppo in difficoltà è finita». La difesa balla ogni settimana, ormai. Esiste una cura tattica? «L'allenatore sa dal punto di vista tattico come schierarli, giudicare da fuori non è mai semplice. Mazzarri studia, è preparatissimo, lui sa sempre cosa fare. Penso che sia in grado di valutare al meglio uno schieramento a tre o quattro, ma per me il problema è di natura psicologica. A maggio il Toro era la squadra rivelazione della Serie A, giocava a tre dietro con gli stessi giocatori di oggi, come è possibile che siano diventati tutti improvvisamente scarsi? Semplicemente, nel calcio si vive di fasi, di momenti». Ne ha mai vissuto uno simile in carriera? «La stagione 1981-82, nel Toro di Massimo Giacomini. Era preparatissimo, un allenatore davvero in gamba, con una squadra però molto giovane che andava costruita da zero. Ebbene: lavoravamo a mille tutta la settimana, il mister preparava benissimo le partite, ma poi la domenica non ci riusciva nulla. Oppure ricordo per esempio quando Ciccio Graziani non la buttava mai dentro: anche a due metri dalla porta non ce la faceva. Eppure poi è diventato il simbolo dello Scudetto del ’76, facendo gol dovunque, in tutte le squadre in cui ha giocato. Il calcio è fatto di momenti: a volte gira male». Il Toro di Giacomini viveva una stagione di transizione, quello di Mazzarri avrebbe dovuto vivere l’annata della consacrazione. Cosa si è inceppato? «Quelli che facevano grandi cose l’anno scorso, in questa stagione sono crollati: c’è qualcosa che non va, ma è una concatenazione di problemi. A parte la difesa - ma quando si difende male di squadra i difensori sono soltanto la punta dell’iceberg - penso all’attacco: il partner di Belotti non è ancora stato individuato. Ed è strano, c’è troppa alternanza, sulla trequarti». Genoa-Toro, infi ne, si può considerare l’ultima spiaggia per i granata? «Questo mai. Nel calcio esiste sempre e solo la penultima spiaggia. Certo: la classifica in caso di sconfitta diventerebbe drammatica, ma ora ci vuole fiducia. E ottimismo: il Toro ha bisogno di tornare a sorridere».


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