MAZZARRI NELLE MANI DI UNO SPOGLIATOIO CHE È UNA POLVERIERA - Notizie Toro - blog1

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MAZZARRI NELLE MANI DI UNO SPOGLIATOIO CHE È UNA POLVERIERA

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Noi speriamo sempre di sbagliarci. Lo scrivevamo già alcuni giorni fa, commentando le parole ultrapositive e ottimistiche di Cairo pronunciate dopo la sconfitta contro il Cagliari (ah già, era finita 1 a 1, è vero: ma è parsa a tutti una sconfitta, da fuori). Scrivevamo che le “magnifiche sorti e progressive” preannunciate, insieme al «passo in avanti» teoricamente compiuto contro i sardi, si sarebbero probabilmente dissolte già a Roma contro la Lazio. Speravamo di sbagliarci, infatti. Ma così è stato, purtroppo: un dissolvimento immediato, senza uno straccio di reazione anche solo per orgoglio o amor proprio. Se contro il Cagliari il Torino si era a lungo “lasciato perdere”, dopo il 1° gol preso e nei 15 minuti finali contro gli isolani, nella Capitale si è battuto da solo in modo inequivocabile: e non perché uno dei 4 gol laziali lo  abbia segnato Belotti. Solo mesta rassegnazione? Solo una cupa deriva psicologica? Eufemismi per eufemismi, allora parliamo di crollo del desiderio, che è meglio. Il crollo del desiderio di sputare sangue per la maglia, per i colori, per i tifosi. E, almeno per contratto, per Mazzarri. Siamo in piena tempesta perfetta, potenzialmente. Rimane solo la Juve, domani sera: e giusto nel giorno dei morti, sempre perché il romanziere del calcio non si fa mai mancare niente. Che cosa sarà, un patibolo? Per la cronaca: una settimana dopo il derby, il Toro giocherà a Brescia. E poi seguirà una nuova sosta per le Nazionali. E il calendario delle partite nei momentacci lo conoscono meglio di chiunque altro proprio i giocatori: con tutte le riflessioni connesse (o connettibili: Gattuso o non Gattuso). Il Torino nega che, a parte qualche caso del tutto isolato, con incidenza pari allo zero sulla rosa, lo spogliatoio ospiti da tempo malumori crescenti contro l’allenatore. Eppure in questi giorni, nelle sue interviste pre e post partita, Cairo evoca continuamente «una compattezza» e «un’unità» di gruppo imprescindibili. Secondo il presidente, una compattezza e un’unità da proteggere e rafforzare. Secondo noi, da ritrovare, da ricostruire. Perché, vivaddio, certe cose mica ce le sogniamo. E non pensiamo solo a ciò che vediamo in campo. Pensiamo a certi sfoghi che fuoriescono dal Fila, con Mazzarri descritto come un seminatore di paure, di tensioni, di nervosismi, di ansie da fase difensiva. Di bombardamenti dialettici stressanti. Di contraddizioni. Di frustrazioni. Il minuzioso maestro di tattica nonché gran motivatore (quando il Toro vinceva) è diventato per tanti un maniaco di tatticismi esasperati (perché si perde). Si lamentano certi panchinari, ma anche alcuni titolari. Come se non bastasse, si stanno allargando antipatie (altro eufemismo) pure tra giocatori. Molto si gioca allo scaricabarile, invece che al calcio. Ma questo magmatico borbottio delle pance testimonia comunque problematiche oggettive. Anche perché non solo Mazzarri ma anche Cairo non è esattamente ben visto da tutti. In ritiro in un lussuoso hotel cittadino, dopo l’allenamento al Fila (con tanto di confronto con gli Ultras: se ne parla a pagina 12), sono ricominciati i colloqui individuali e collettivi. Però resta da capire se ci si prepara di più alla festa dei Santi (oggi) o a quella dei morti (domani). E noi speriamo sempre di sbagliarci. .
fonte tuttosport


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