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MAZZARRI:«HO LA COSCIENZA PULITA!»

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La prima aria frizzantina della stagione punge il naso ai circa 300 presenti sui gradoni del terreno di gioco secondario del Filadelfia. E ben riassume il clima che si respira intorno alla squadra di Walter Mazzarri, e intorno alla figura del tecnico in primo luogo. L'allenamento a porte aperte che spalanca i cancelli del tempio granata per la prima volta dallo scorso 4 luglio – giorno del raduno prima del ritiro a Bormio, cullando sogni di Coppa – vive della costante tensione tra chi ad ogni giro di campo del gruppo prova a lanciare un timido applauso d'amore e di sostegno e chi, al contrario, ne approfitta per lanciare un urlaccio di disappunto e frustrazione. Ma la tensione è anche quella che si tasta con mano tutt'intorno, quella che aleggia sul campo dove i granata lavorano in vista della delicatissima trasferta di Brescia e quella che incombe sugli spalti dove ancora si ripensa all'amaro epilogo del derby. Sono lontani i tempi dell'ondata d'entusiasmo sotto l'albergo del ritiro, con l'Europa ben nitida nel mirino, o quelli della dimostrazione d'affetto sulle tribune del Grande Torino in piena estate ad Europa League raggiunta. In un modo o nell'altro. Sono lontani e lo si è riscontrato una volta di più ieri, in una giornata inaugurata dall'apertura dei cancelli del “cortile della memoria” fin dal mattino e chiusa da una velenosa coda polemica. Quella provocata da una parola di troppo piovuta dai gradoni a fine allenamento, destinatari prioritari Zaza e Mazzarri. Se l'attaccante ha opportunamente preferito girare al largo e dedicarsi ai tanti bambini che gli chiedevano un selfie o un autografo, il tecnico di San Vincenzo - dopo aver sentito una frase del tipo «se ha coraggio venga qua» - si è invece preso la briga di deviare dalla strada per l’uscita dal campo per avvicinarsi alla rete e rispondere per le rime. Da un lato la legittima delusione dei tifosi, dall'altra il sacrosanto orgoglio di un allenatore convinto del proprio operato: «E io per questo ci metto sempre la faccia: ho la coscienza pulita», lo sfogo di Mazzarri prima dell'intervento di Emiliano Moretti – presente lungo tutto il corso della sessione d'allenamento al pari di Antonio Comi (direttore generale), Massimo Bava (direttore sportivo) e Alberto Barile (direttore operativo) – a sedare gli animi. Quelli di una seduta che si era aperta in maniera pressoché analoga, con l'invito di un altro sostenitore – evidentemente ancora ferito dalle dichiarazioni del tecnico toscano in conferenza stampa dieci giorni fa – ad esibire la maglietta di Chiellini sotto la giacca. Singoli episodi utili a misurare la temperatura di un ambiente combattuto, nei pensieri e nelle reazioni. Con i sorrisi e gli incitamenti dispensati ad un Andrea Belotti arrivato a piedi nel piazzale del Filadelfia a fare da contraltare, al pari degli applausi riservati alla squadra da alcuni durante il riscaldamento iniziale. All'alba di una sessione cui non hanno preso né Kevin Bonifazi, che ha seguito parte del lavoro da bordo campo in borghese, né Iago Falque, rientrato in Spagna per la scomparsa della nonna e ancora in attesa di effettuare gli esami per valutare l'entità dell'ennesimo infortunio che l'ha colpito in allenamento alla vigilia del derby con la Juventus. Chi in campo è sceso eccome – dopo una prima mezz’ora d’attesa per i presenti, con la squadra impegnata in palestra e in un confronto con lo staff tecnico lontano da occhi indiscreti – sono invece stati Vincenzo Millico e Vittorio Parigini, che hanno dimostrato di scalpitare nella partitella a ranghi ridotti nel corso della quale hanno ripetutamente trovato la via della rete. Al pari, d’altronde, di un brillante Zaza. Tra i principali indiziati per giustificare il momento difficile della squadra, a soppesare umori e parole dei 300 tifosi sugli spalti – da registrare l’assenza del tifo organizzato –, che a turno hanno poi puntato il dito contro la gestione societaria di Urbano Cairo (accusato, tra l’altro, di aver garantito «giusto un contentino, con il Fila chiuso negli ultimi 150 giorni e adesso per i prossimi 150») e quella sportiva di Mazzarri (a sua volta incolpato «di rovinare pure i talenti di casa come Millico, dimenticato in un angolino»). In una giornata a porte aperte – un tempo la normalità, oggi l’eccezione – tra applausi e brontolii. Conclusa, però, con la cartolina più azzeccata: giocatori e bambini mischiati davanti allo schermo di uno smartphone per un selfie, scattato con il cuore in gola, da custodire gelosamente nell’album dei ricordi belli. In attesa che possa diventare solo un ricorWalter Mazzarri, 58 anni, guida il Toro in campo e (in alto a destra) risponde ai tifosi sugli spalti do brutto l’ultima settimana di questo Toro.
fonte tuttosport


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