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MAZZARRI, È UN’AGONIA!

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L'agonia e la vergogna. E’ un’agonia, per Mazzarri. Ma anche una vergogna spinta dei giocatori in proprio, a questo nuovo giro. Un giro su un ascensore che porta agli inferi della decenza. Non si va neanche più in giostra: quando il problema maggiore era la discontinuità. L’alternanza di risultati. Adesso no, adesso il leit motiv perdurante è scivolare di male in peggio, e con la velocità della luce: sabato si giocherà il derby. Ma lo giocherà solo la Juve, se i granata replicheranno il nulla in cui dimostrano di essere bravissimi. La Lazio ci ha messo poco per incartare 3 punti e portarli a spasso per il campo, manco si trattasse di un’amichevole: 25 minuti ed era già facilmente in vantaggio, altri 8 e ancor più agevolmente raddoppiava. Sono bastati i primi minuti per comprendere l’antifona: un “bel” Toro vuoto. Senz’anima, peggio ancora di domenica scorsa contro il Cagliari. Senza un minimo di ferocia agonistica, di intensità. Di voglia di sputare l’anima, di provare a invertire il trend. Di mandare un messaggio ai tifosi, alla società, a Mazzarri mortificato in tribuna (era squalificato), a loro stessi. Niente, invece. Un vuoto pneumatico in ogni categoria: personalità cava, intraprendenza risibile, reparti scollegati, errori nei fraseggi in quantità industriale e pure, al solito ormai, una fase difensiva leggera come un aquilone (non a caso il Toro ha preso gol per la 12ª volta nelle ultime 13 partite, Europa League compresa). E faceva fin tenerezza pensare che la soluzione potesse essere Frustalupi, ma solo in virtù di talismano, visto che finora non aveva mai perso da allenatore al posto di Mazzarri. Abbiamo visto un Toro totalmente dissolto. Senza Rincon (noie muscolari, ma dovrebbe recuperare per il derby), con Zaza e Meité di nuovo titolari dopo un mese, con De Silvestri e Laxalt sulle fasce, con Lukic posizionato alto per tentare di aggredire fin da subito il play laziale, Cataldi (una mossa sostanzialmente vana, comunque: acqua sporca). Sull’altro versante, la solita Lazio ben quadrata attorno al 3-5-2 d’ordinanza, con Immobile recuperato. E alla squadra di Inzaghi è bastato poco per trovare subito il predominio e il gol. Un paio di azioni pericolose griffate da Lulic e Caicedo, una punizione a lato d’un soffio di Cataldi, quindi la prima pera: un gollasso di Acerbi, ma gollasso sia la distanza (un tiro da una trentina di metri) sia per la traiettoria carica di effetto a uscire verso l’incrocio, che ha completamente sventrato Sirigu. E a quel punto, più ancora, si è riavuta quella sensazione già ampiamente notata contro il Cagliari: un Toro svuotato che si lascia sopraffare, a dir poco rassegnato, in bambola, completamente privo anche di amor proprio, allo sbando mentale e tattico. Figurarsi le motivazioni! Le motivazioni? Cosa significa questa parola, per i granata? In uno scenario così avvilente e colpevole è maturato il raddoppio, già al 33’. Per la serie: “Prego, accomodatevi, non aspettiamo altro”. Con Zaza che perdeva il milionesimo pallone sulla trequarti, con Luis Alberto che lanciava in contropiede Immobile, con Nkoulou che lo lasciava letteralmente tirare in porta, tenendosi a debita distanza. E con Sirigu che veniva infilato sul proprio palo. Ma un “prego, si accomodi” lo abbiamo udito anche in occasione del 3° gol, a metà di un 2° tempo senza storia alcuna (davvero un allenamento, per la Lazio): Meité lasciava penetrare Luis Alberto, quindi Nkoulou entrava in modo violento e scombiccherato su Caicedo in area, regalandogli il rigore, beccandosi il 2° giallo e quindi concedendosi pure il “privilegio” di non disputare il derby. Un altro ammutinamento? Comunque sia: penalty, Sirigu spiazzato e 12ª rete di Immobile in campionato, da goleador di una Lazio che davanti, in mezzo e dietro ha giocato la sua onesta partita, con il minimo sindacale di voglia (quanto bastava, ampiamente) e con una serenità di cuori da gita al mare (un solo brivido al 3’ della ripresa: tiro da fuori di Meité respinto male da Strakosha e ribattuta volante sostanzialmente sbagliata di Belotti, oltreché sfortunata, perché finita sulla traversa). E nel finale ancora Sirigu evitava il 4 con un balzo su un diagonale ravvicinato di Correa, prima di beccarlo per davvero da angolo deviato da Belotti: un’autorete quasi simbolica, per come ha beffardamente coinvolto i due ultimi baluardi del cuore granata. Mai un sussulto per il Toro, neanche di orgoglio, e neanche quando è entrato Verdi, insulso come tutti, per dar vita a una sorta di 4-3-3, con il Gallo a tratti persino esterno (!). Abbiamo visto bambini piangere, nello spicchio dei 100 sostenitori granata, in sciopero di presenze e del tifo (a parte il coro “Fuori le palle”). Fa male al cuore: tutto. Siamo alla 5ª sconfitta in 10 giornate, la 4ª di fila in trasferta: e sembrano fin pochi i 3 punti in meno rispetto a un anno fa (mai così in basso in classifica dal 2012, per la precisione). Una Lazio riposata domenica andrà a trovare il Milan, per inseguire la Champions. La sera prima, il derby. Vivaddio: giusto nel giorno dei morti, per il Toro..
fonte tuttosport


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