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MANIFESTO PER UN GRANDE TORO

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CI siamo radunati in tanti nello studio del direttore. Un bel gruppo di giornalisti di Tuttosport, con diverse cariche e qualifiche, differenti impegni lavorativi ed esperienze. E poi, tutti assieme, ci siamo chiesti molto semplicemente, ma proprio per raggiungere il cuore del problema, per affrontare in profondità il nocciolo della questione: che cosa dovrebbe fare Cairo per costruire finalmente un Toro vero, ambizioso, degno, all’altezza della sua storia, capace di alimentare nuovo entusiasmo e ulteriore amore?  Abbiamo riflettuto, è nato un dibattito sicuramente ricco e costruttivo, quindi si è deciso di stendere una sorta di “Manifesto per un grande Toro”. In 5 punti. Cioè le 5 svolte chiave (e chiare) che secondo noi il presidente granata dovrebbe compiere: bene e pure con celerità. I punti li potete leggere qui a destra, vicino alla foto di Cairo. Ma li trovate anche su Tuttosport.com. Vi invitiamo infatti, care tifose e cari tifosi granata, a partecipare al sondaggio che oggi trovate online sul nostro sito. Siete d’accordo con noi? Sì? No? Sul giornale di domani analizzeremo i risultati. E pubblicheremo nuovi commenti.  Intanto Cairo parla, a margine di un evento di natura editoriale-promozionale. E quindi facciamolo parlare subito anche qui: «Alla ripresa del campionato, dopo la sosta, non sarà facile fare uno scherzetto all’ex allenatore della Juventus, perché l’Inter di Conte è una buonissima squadra con un buonissimo allenatore. Noi dobbiamo, ovviamente, preparare la gara al meglio. Molti giocatori, ben 9, sono in giro con le loro Nazionali e torneranno solo martedì prossimo: in quei 4 giorni in cui poi prepareremo la partita dovremo essere super determinati e super focalizzati, proprio per prepararla assolutamente al meglio. La squadra si è ricompattata, ha ottenuto un risultato ottimo a Brescia, ma aveva già dato un segnale forte contro la Juve, pur perdendo la partita, ma meritando di più. Però, quando non fai punti, è sempre una cosa brutta e devi cominciare a farne. Questa è una squadra che ha un buon potenziale, ma oggi dobbiamo pensare a una partita alla volta, non dobbiamo fare voli pindarici. È il momento di concentrarci fortissimamente e di focalizzarci su ogni singola partita. Alla fine conteremo i punti e vedremo dove saremo arrivati».  In estate sottolineava ripetutamente la necessità di far meglio del 7° posto della scorsa stagione e prefigurava pure pulsioni da Champions League, dopo l’acquisto di Verdi. Ma la crisi di risultati scoppiata in crescendo da metà settembre in poi, evidentemente, deve aver calmierato più di un proclama, se oggi le parole sono queste. Tant’è: andiamo avanti con le sue dichiarazioni. Ancora queste, su Mazzarri, in scadenza già nel 2020: «La sua conferma, prima del 4-0 a Brescia, per me non era una scelta. Io non ho  mai pensato neanche per un secondo di poter cambiare il mio allenatore, che avevo inseguito per molti anni. Soltanto un mese e mezzo fa, due mesi fa parlavamo di rinnovo. Cosa di cui evidentemente torneremo a parlare non appena lo decideremo insieme: ed è una cosa che andrà fatta nel prossimo futuro». E adesso torniamo a noi: cioè anche a voi, care lettrici e cari lettori. UN TORO PIÙ VERO Noi pensiamo, prima di tutto, che il Toro debba diventare più vero. Lo ripetiamo: più vero. Cioè anche più vivo e condiviso, fermo restando che il rischio d’impresa appartiene al presidente e che il portafoglio è suo. Più vero significa un insieme di aspetti. Partiamo dal 5° punto, che non vale meno degli altri: vorremmo un Toro più vivo nel rapporto con i tifosi, nel rispetto e nella cura delle tradizioni, dei sentimenti popolari che si sono tramandati generazione dopo generazione. Valori in cui i tifosi credono. Cioè l’identità del Toro, indipendentemente da chi vada in campo, da chi sia l’allenatore o il proprietario. E la culla di tutto ciò non può che essere il Filadelfia: aperto il più possibile alla gente, e non esattamente il contrario, come è stato di nuovo negli ultimi 4 mesi, fino alla foglia di fico di ieri e della scorsa settimana (miracolo! Due allenamenti a porte aperte...). E tutto ciò non può che discendere dalla creazione di una società ben articolata, organizzata e unita, forte, più ricca di belle professionalità, anche meglio calata e presente nel contesto sportivo e sociale cittadino. Da Cairo in giù: delegando alle persone giuste i doverosi compiti. Basta guardarsi attorno, d’altra parte: le migliori squadre hanno sempre alla radice grandi società ben sviluppate nei vari settori. E solo da una società così può discendere il secondo punto del nostro “Manifesto”: un progetto ambizioso, solido e a lungo termine, volto a far crescere le ambizioni della prima squadra e a far decollare ulteriormente il vivaio. E a promuovere l’amore e la simpatia per il Toro: allo stadio come nelle scuole. E naturalmente un progetto così serio non può che presupporre la permanenza dei migliori giocatori, invogliandoli più ancora a legarsi alla maglia granata anche grazie all’arrivo di nuovi rinforzi di qualità e alla contemporanea espansione del marchio Toro: inteso quale marchio sportivo, sentimentale e pure commerciale, ma nel senso migliore del termine. Un Toro di cui essere orgogliosi a tutto tondo e dappertutto, insomma. Sempre: anche quando si perde, in campo. E un Toro così non può che lavorare in strutture adeguate. Pensiamo a una sede sociale viva e vissuta, riconoscibile, all’altezza della storia e del blasone granata: non un anonimo appartamento affittato in una via del centro.  Invochiamo, ovviamente, anche un Filadelfia realmente ultimato, come da promesse: attendiamo ancora, infatti, i lavori relativi al 2° e 3° lotto, con in testa pure la realizzazione di un museo del Toro. Che è bellissimo ed esiste già, ma solo per merito di un gruppo di tifosi: a Grugliasco, nell’hinterland. Vogliamo portarlo al Fila, una buona volta? Inoltre dovrebbero partire anche altri lavori utili più direttamente all’attività sportiva: per rendere il Filadelfia più funzionale al lavoro dell’allenatore, dei suoi collaboratori e dei giocatori (le lacune sono innumerevoli). E poi il Robaldo: ‘sto benedetto centro sportivo per tutto il vivaio granata! Di cui si parla da anni. E per il quale si sbattono da tempo con impegno alcune persone che lavorano nel Torino. Ma che non nasce mai, per un motivo o per un altro: sembra una leggendaria terra promessa. Possibile che Cairo, con il suo potere e i suoi soldi, non riesca a imprimere un legittimo impulso finalmente decisivo nei dialoghi con l’amministrazione pubblica?  Ci fermiamo qua, per il momento: è sufficiente. Ci affidiamo alle opinioni dei tifosi che parteciperanno al nostro sondaggio, adesso: desideriamo ascoltare la loro voce, ancora una volta. E ascoltarla con il rispetto che merita. Ci permettiamo di aggiungere soltanto una frase: basta la buona volontà. Sì: per realizzare il nostro “Manifesto”, senza inseguire miraggi impossibili, chissà quali trionfi in Champions o l’acquisto di Messi, servirebbe innanzi tutto buona volontà. Ma buona volontà vera. Nonché un vero cuore da tifoso, ovviamente..
fonte tuttosport


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