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LA MARATONA ESONERA MAZZARRI

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Le foto ufficiali per album e calendari assortiti, i sorrisi forzati al Filadelfia, le strigliate e le finzioni, ma pure l’incazzatura sovrana che invece regna a pochi metri di distanza, al di là del muro di cinta. E su tutto, perché al Toro non ci si fa mai mancare niente, il ghigno di Chiellini nel cielo: come un gigantesco, beffardo ologramma volante sopra al Fila. Manco a dirlo, a pochi giorni dal derby. Mancava solo Chiellini, certo: perché un autogol dialettico peggiore era difficile da confezionare, da Mazzarri. Un boomerang da non crederci per un tecnico che, tra l’altro, ora è anche stato squalificato dal giudice (era diffidato: l’ultima ammonizione per proteste, contro il Cagliari, ha chiuso la partita con la giustizia. Contro la Lazio, domani, guiderà la truppa dalla panca il vice Frustalupi).  E’ metà pomeriggio quando gli Ultras granata diffondono il loro comunicato contro l’allenatore. Una serie di accuse durissime, partendo dall’incipit categorico: «Mazzarri se ne deve andare, non ne possiamo più». E il comunicato mette in fila una bordata dopo l’altra. Nel finale, però, risulta parzialmente critico anche nei confronti di Cairo: là dove il presidente difende Mazzarri, facendo pure finta di non vedere e non sentire. Gli Ultras granata sono il cuore pulsante della Maratona, il gruppo storico più importante e da sempre dominante nella tifoseria organizzata del Toro. La presa di posizione, dunque, appare come una detonante condanna popolare. Anche perché il comunicato diffuso dagli Ultras non porta solo la loro firma, per quanto dirimente: tutti i gruppi riconosciuti in Maratona hanno approvato il testo, la curva intera è d’accordo con il massiccio schieramento “centrale” degli Ultras.  Sono i fatti che, purtroppo per il tecnico, presentano il conto. Era sicuramente più bello narrare del Toro qualificato ai preliminari di Europa League, o incredibilmente vittorioso su un’Atalanta già dei miracoli. Figurarsi tifare, quant’è pesante oggi. Eppure, nonostante tutto, la Maratona aveva ancora allungato una mano, domenica: turandosi il naso. E sostenendo il più possibile la squadra, anche nel secondo tempo. Quel monito di inizio partita era però stato indicativo: un coro, “Fuori le palle”, mentre gran parte dello stadio fischiava il nome del tecnico alla formazioni. Quindi gli ululati generali al momento dell’intervallo. E la cascata finale, a 1 a 1 chiuso nel cassetto: un solo stadio, un solo unico fischio. Non diciamo tutti i 21 mila spettatori, ovviamente: ma ci siamo capiti. Anche perché, cagliaritani a parte, chi non fischiava smoccolava. Poi, ieri, la svolta: con i rappresentanti della curva che, riuniti in conclave a due passi dall’ingresso del Fila, decidevano il salto di livello. Passando dalla protesta a un’aperta contestazione ad personam: l’allenatore. Per i giocatori, restano comunque nelle orecchie le bordate di fischi e i cori di domenica: nessuno si senta assolto o pensi di nascondersi dietro a un dito di Mazzarri. Per Cairo, infine, rimangono pure i cori della curva Primavera: anche contro di lui.  In alto a destra pubblichiamo il comunicato integrale della curva. La Maratona non parla solo di un Toro che «fa sempre più schifo in campo e in classifica». D’altra parte nelle ultime 7 giornate solo il Brescia (che però ha giocato una partita in meno), il Genoa e la Samp hanno conquistato meno punti, 4, contro i 5 del Toro. Poi la parte sul Filadelfia: che Mazzarri, d’intesa con la società, tiene chiuso dal raduno estivo, tranne eccezioni (allenamenti sempre off-limits: «Ma così si impedisce alla gente di vivere il Toro, si fa passare alla gente la voglia di tifare»). Quindi «la goccia che ha fatto traboccare il vaso», quella «provocazione insopportabile!». Il fatto che Mazzarri abbia indicato in Chiellini un giocatore «da prendere ad esempio». Chiellini: non solo «un gobbo», come scrivono gli Ultras. Non solo uno juventino. Ma uno juventino che più juventino non si può! Per i tifosi granata è proprio così, Chiellini: nella sua «gobbaggine smaccata», come potrebbero scrivere gli Ultras. Le parole di Mazzarri sono parse un affronto, uno schiaffo alla storia del Toro, ai sentimenti della gente e ai suoi innumerevoli paladini. «Non stiamo qui a elencare i vari modelli da cui prendere esempio, che hanno giocato nel Toro»: un altro passaggio del comunicato. Che infine si conclude mettendo nel mirino anche il semicontestato presidente: «Va bene anche questo a Cairo? Cairo può accettare che un suo dipendente citi Chiellini come esempio per il Toro? No, non può». Di più: «Non deve!». E Cairo, si sa, non ha affatto preso le distanze dell’harakiri dialettico di Mazzarri. E Cairo, domenica sera, ribadiva ancora una volta la sua «fiducia al 100%», per il tecnico. Sottolineando, nell’arrampicata sugli specchi, gli aspetti positivi della partita. Riducendo il tutto a un problema atletico. E facendo ancor più indispettire la gente. Che intanto già da sabato sera aveva iniziato a inondare il web di post contro Mazzarri-Chiellini, in crescendo fino alla partita. Quando poi è venuta a galla una squadra senza identità. Senza nerbo. Anche con poco amor proprio.  Le foto ufficiali per album e calendari assortiti. I sorrisi forzati al Filadelfia. Le strigliate e le finzioni. Ma pure l’incazzatura sovrana, che invece regna a pochi metri di distanza, al di là del muro di cinta.
fonte tuttosport


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