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IZZO CLAUSOLA CERTA MA FUTURO A RISCHIO

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C'è un giocatore, in questo Toro, che più di ogni altro rappresenta e in qualche modo riassume la crisi di risultati, di identità e di lucidità mentale - in campo e fuori - di una squadra che tra la primaversa scorsa e l’autunno in corso ha conosciuto una metamorfosi quasi kafkiana: questo giocatore è Armando Izzo. Izzo che all’inizio dell’anno, meno di dieci mesi fa, con una cornata piena di fede nel suo dirompente vigore atletico, stendeva l’Inter al Grande Torino, dando il la alla rimonta che avrebbe issato i mazzarriani fino al 7° posto e di lì in Europa complici i guai finanziari del Milan. Lo stesso Izzo che domani, invece, ritroverà i nerazzurri - ora imbevuti di Conte e dunque assai più temibili - con molte certezze in meno: sul presente e sul futuro, per le aspirazioni del Toro e per le ambizioni personali. Quelle che nel corso dell’ultima estate gli avevano fatto pensare di meritare una vetrina (cioè una squadra) più prestigiosa e un ingaggio più elevato, per quanto con i suoi due milioni più bonus fosse - e rimanga - già in cima alla piramide degli stipendiati di Cairo. Nel suo management, comprensibilmente, avevano fatto di tutto per accontentarlo, sondando il terreno anche in casa dei cosiddetti top club per portare in dote un’offerta in grado di far vacillare il presidente granata: ma quell’offerta non è arrivata, almeno non nei termini richiesti (la domanda di Cairo viaggiava sui 40 milioni; il massimo sono stati i 25 messi sul piatto dall’Everton). Sì bravo, ma no, grazie: così hanno risposto, a turno, Bayern e Borussia Dortmund, ma pure l’Atletico Madrid, oltre che Inter e Roma in Italia. Vuoi per l’entità della richiesta, vuoi perché il ragazzo non ha ancora sufficiente esperienza internazionale, vuoi perché giocavano con la difesa a 4 mentre lui giostra in quella a 3 di Mazzarri, vuoi perché lo strapotere fisico ai massimi livelli del calcio europeo richiede requisiti ancora più consistenti di quelli pur notevoli garantiti da Izzo. Il risarcimento, se così si può definire, per il napoletano è arrivato in luglio, con il prolungamento di contratto fino al 2024. Che però - si scopre adesso - ha portato con sé il valore aggiunto di una clausola rescissoria, redatta da un avvocato, vicina proprio a quei 40 milioni, valevole - a differenza di Belotti - non solo per l’estero, in vigore per la durata del contratto medesimo. Insomma, in qualche modo Izzo è stato blindato, a meno che non spunti un club intenzionato ad arricchire ulteriormente le casse del Torino Fc. Armando si è così rimesso in carreggiata, pur avendo smarrito qualche coordinata mentale, con inevitabili ripercussioni sul piano tecnico e tattico. La vicenda Nkoulou - il quale faceva giocare bene e tranquillo Izzo, ma pure viceversa - ha fatto il resto, contribuendo a destabilizzare un reparto difensivo che consentiva al Toro di partire sempre con una sorta di 0-0 minimo garantito. I tifosi hanno allora scoperto un Izzo che esce dall’area con minor spavalderia e costrutto, che è meno preciso negli appoggi in fase di costruzione, che sta a guardare Inglese e Okaka far gol a un metro dalla porta incustodita, che va addosso a Sirigu anziché ripiegare su Higuain sul calcio d’angolo che regala alla Juve la vittoria nel derby. Un Izzo, anche, che si accartoccia come folgorato sulla gomitatina appena accennata da Ronaldo, tra improbabili urla di dolore che hanno sconcertato e infastidito i granata ben più dei bianconeri (vedi il lungo rimbrotto in merito ricevuto da uno spettatore al Filadelfia, in coda a uno dei rari allenamenti aperti al pubblico, diffuso con commenti di rimprovero su tutti i social). Un Izzo che, insomma, da mesi appare più tonico nei post che pubblica con una certa enfasi su Instagram rispetto a quanto sia convincente in campo. Non stupisce, in un contesto del genere, la voce diffusa di un prossimo accordo con Mino Raiola per la gestione dei propri interessi. Voce che deve ancora trovare conferma nei fatti e a quel punto sancirebbe la fine di un sodalizio lungo più di dieci anni con il suo storico procuratore e amico Paolo Palermo. Chi ora pensasse che l’abbinamento clausola-Raiola significhi cessione certa a fine stagione deve però fare attenzione a non dare troppe cose per scontate: per esempio, la convocazione in azzurro agli Europei da parte di Mancini, che è pieno di centrali affidabili e riavrà a disposizione anche Chiellini. Un Izzo senza Europa, nell’Italia e nel Toro, si svaluterebbe ulteriormente, rendendo ancora più complessa la ricerca di una pretendente disposta a soddisfare la richiesta messa nera su bianco da Cairo. Ecco perché il ritorno dell’Inter a Torino, quell’Inter che il 27 gennaio aveva sancito il suo apice di gloria granata, può e forse deve aiutare Armando a tornare in tutti i sensi Armandinho. Nell’interesse del Toro, dei tifosi che lo avevano adottato e non sopporterebbero di scoprirlo diverso o comunque così cambiato, della Nazionale, ma anche suo personale, qualora continuasse a pensare di meritare altre ribalte.
fonte tuttosport


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