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Il museo del Torino accolto fra i grandi del mondo È l’unico gestito dai tifosi

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È un piccolo museo, ma ha una grandissima storia da raccontare. Una storia che ora è ancora più legittimata a livello mondiale. Anzi, consacrata. Il museo è quello del Toro, che diventa gigante e non ha paura di stare nel gruppo di altre gloriose realtà internazionali come Benfica, River Plate, Boca Juniors, ma anche Real Madrid, Arsenal e Bayern Monaco. Il riconoscimento è assai significativo: è l’ingresso formale nella federazione mondiale dei musei di calcio. L’ente si chiama Isma, acronimo di International Sport Museum Association, ha sede a Lisbona e l’altro giorno ha fatto pervenire all’indirizzo di Villa Claretta a Grugliasco, dove tuttora trova casa la storia granata, un pacco postale prezioso: dentro, c’era l’attestato di partecipazione alla fondazione di tale istituzione (che si era tenuta in Portogallo lo scorso aprile) e che ha l’ambizione di rappresentare i migliori musei del mondo, sono espressione dei più grandi club del pianeta, o di alcuni di essi. Tra questi adesso c’è anche il Toro, che ha un passato, e un carisma, quasi più riconosciuto al di fuori dai nostri confini che non in patria. Se la collezione ospitata a Grugliasco è arrivato fin qui lo si deve alla passione di tanti tifosi granata che, per primi in Italia, 25 anni fa hanno fondato un museo dedicato alla storia di una squadra di club, assumendosi il ruolo di leader culturale del calcio italiano e diventando il faro e l’esempio da seguire. Infatti, solo in un successivo momento sono nati, per esempio, quelli di Juventus (che è stata invitata a diventare membro della federazione) e Milan, diventati in breve tempo macchine da soldi, ma anche costruiti spendendo tanti denari. Unico nel suo genere, il Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, come fu battezzato, custodisce i ricordi dello squadrone di Valentino Mazzola, ma anche del gruppo dell’ultimo scudetto e di tutte le migliori figure della galassia del Toro, dai «Balon Boys» (prima incarnazione delle giovanili granata) a miti del calibro di Gigi Meroni e Giorgio Ferrini. E la sua peculiarità, trasformatasi oggi in anomalia, è che continua a essere gestito grazie agli sforzi, anche economici, di un gruppo di tifosi (l’Associazione Memoria Storica Granata), mentre nelle altre piazze sono le stesse società di calcio a farlo. Ma in un futuro non più lontano lo stato dell’arte potrebbe cambiare. «La nostra destinazione naturale è il Filadelfia – così Mecu Beccaria, presidente del museo –. Quando traslocheremo da Grugliasco? Qualche segnale c’è e arriva da una Regione Piemonte che sta dimostrando nuovo interesse, peccato solo che dalla Città di Torino invece tutto taccia di nuovo». Però qualcosa si muove anche per la futura gestione del museo: sottotraccia, sono partiti i colloqui per far sì che il club di Urbano Cairo possa entrare di peso nella direzione del futuro museo. Per il Toro, sarebbe un passaggio storico.
fonte la stampa


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