I TIFOSI FISCHIANO E CONTESTANO - Notizie Toro - blog1

Vai ai contenuti

I TIFOSI FISCHIANO E CONTESTANO

blog1
Pubblicato da in giornali ·



La Lazio fra due giorni, il derby sabato: si va avanti così, sperando  Toro sempre più povero di gioco e carattere. Gattuso sullo sfondo


Chissà a chi mandava messaggini col telefono, Cairo, mentre Fabbri fischiava la fine: se lo saranno chiesti in tanti, pensiamo, notandolo in diretta tv. Chi scrive, invece, aveva davanti agli occhi il prato e osservava un gruppo sconclusionato di giocatori che, ringraziando di cuore il Cagliari, erano appena riusciti quantomeno a non perdere. Un gruppo di giocatori apparsi per tre quarti di partita senza nerbo, senza identità, senza personalità, carattere, cuore, orgoglio, grinta. Senza idee, se non povere. Senza gioco. Senza intensità. Addirittura senza amor proprio, a momenti. Per lungo tempo, dopo l’1 a 0 del Cagliari, sembrava quasi che i mazzarriani “si lasciassero” perdere, con tante scuse alla lingua italiana: ma pensiamo che la frase renda l’idea, per come abbiamo visto il Toro abulico e rassegnato (e per quanto tempo). Un Toro insulso e inoffensivo anche tatticamente, per 45 minuti. Lo ammettiamo subito, non abbiamo compreso certe scelte di Mazzarri: niente tridente, con Verdi in panca e con Ansaldi trequartista, insieme a Iago di nuovo titolare (non accadeva da fine luglio). E con Belotti nuovamente abbandonato là davanti, tutto solo nella morsa. Ma l’argentino rende in questo ruolo, che non è il suo, quando il Toro affronta una big di grande qualità: e Ansaldi va ad aggredire il portatore di palla avversario. Non ha senso invece immaginare che possa essere lui a crear gioco, lì nella tonnara: è molto più pericoloso quando può stantuffare sulla fascia, il suo vero destino. In aggiunta, si è visto un Ola inesistente in spinta a sinistra (e De Silvestri così così a destra). Un Falque abulico prima, e un Verdi modesto dopo, quando è entrato nella ripresa. Solo Zaza ha dato una scossetta. Con Belotti inventore, in occasione del pari. Ma non doveva essere questa la partita della resurrezione di Mazzarri e dei suoi ragazzi? Spenti, quasi tutti. Vuoti. Ecco la parola più giusta, forse: vuoti. Gattuso , convitato di pietra ormai da una settimana, resta sullo sfondo. Dopodomani il Toro giocherà a Roma con la Lazio. Poi, sabato, la Juve. Il calendario dice già tutto: detta l’ordine del giorno quantomeno per una settimana. E Cairo si aggrappa: «Mazzarri ha la mia fiducia al 100%». Dopo il derby, trasformatosi in un appuntamento killer nel gennaio del 2018 ai danni di Mihajlovic e proprio a favore di Mazzarri, il Toro andrà a Brescia, una settimana dopo. Quindi la nuova sosta, a metà novembre. E’ un punto che vale poco o nulla. Anzi: sono peggiorate sia la graduatoria sia l’aria che tira. Perché la contestazione è comparsa, anche se non è esplosa con virulenza. Il finale è comunque risultato un concerto di fischi: a firma di uno stadio intero, dopo già diversi cori durante la gara, intervallo compreso. E dire che la Maratona aveva anche cercato di incitare la squadra, in precedenza: turandosi il naso, crediamo. L’illusione è durata per una decina di minuti appena, dopo il pari (i sardi erano passati con Nandez al 40’ pt): l’1 a 1 di Zaza, al 24’ della ripresa, smarcato in area da un guizzo di Belotti e dal suo assist per un tiro al volo angolato. Dopo, un fuoco fatuo. Un colpo di testa di Izzo fuori, oltre il secondo palo: oltre anche per Nkoulou, lì a due passi. Un’occasione del Gallo e una traversa di Verdi: ma tutto è stato cancellato da un fischio per fuorigioco a inizio azione. Infine, un contatto di Pellegrini su Zaza, col granata che invocava il rigore (come Joao Pedro ancora sull’1 a 0, accusando Nkoulou). Fine, comunque. Un sussulto a inizio partita e un altro dopo l’1 a 1. Tutto qua, il Toro. Non a caso al Cagliari va pure stretto il pari. Negli ultimi 10 minuti i sardi erano ancora lì a fare la partita, davanti ad avversari nuovamente impauriti e incapaci di tener palla. Ordinati e vivaci, i rossoblù. Già nel primo tempo avevano giocato meglio, sull’albero di Natale di Maran: con Nainggolan e Joao Pedro dietro a Simeone, e il talentuoso Nandez interno. Tanto è vero che Sirigu aveva corso i suoi pericoli, prima di incassare il diagonale dell’uruguaiano: l’ennesimo gol regalato dalla difesa del Toro, che da 2 mesi fa acqua (liscio di Djidji e assist di Simeone, in anticipo su Izzo). Una lunga, lunghissima pena, questo Toro. E da troppo tempo, ormai: 5 punti nelle ultime 7 gare, ultima vittoria a settembre col Milan. La zona retrocessione delle speranze e di ogni entusiasmo: la condanna peggiore, a oggi. E’ questo che uccide lo spirito.
fonte tuttosport


Torna ai contenuti