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FATECI VEDERE MILLICO

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Bisogna dare un senso alla stagione prima che sia troppo tardi. Inutile pensare all’Europa, adesso. Meglio calarsi nella realtà, tirarsi su le maniche e battagliare con grinta perché sabato a Genova il Toro disegnerà il proprio prossimo futuro in maniera a dir poco significativa. In caso di sconfitta, infatti, la squadra dovrà cambiare totalmente prospettive e concentrarsi al massimo innanzi tutto per evitare di lottare per un qualcosa che a inizio di stagione sembrava inimmaginabile: la salvezza. Solo una vittoria può tenere acceso il lumicino della speranza di ottenere qualcosa in più. Occorre, dunque, invertire la marcia. E per far questo urgono cambiamenti e una nuova mentalità. Diventa difficile, per esempio, pensare che sino ad oggi non sia stato valorizzato un talento come Vincenzo Millico, che negli anni passati con le giovanili aveva realizzato una valanga di reti. Oltretutto in questo inizio di stagione, a parte Belotti (sempre troppo solo, perché?), tutti gli altri attaccanti hanno deluso. Zaza non è mai riuscito a dimostrare il suo valore, a parte nei primi turni di Europa League (perché?). Iago Falque è stato più fuori (campo) che dentro. Nonostante questo, il giovane bomber in campionato ha racimoato due sole apparizioni per un totale di undici minuti giocati (più 3 gettoni in Europa con un gol segnato, ma giocando solo per 34 minuti in tutto). Da adesso in poi, visto come si sono messe le cose, il Toro potrebbe cercare (almeno) di valorizzare i suoi ragazzi migliori per costruire qualcosa di positivo. Il ragazzo arriva da un infortunio e, pur essendo tornato in gruppo, magari per sabato non è ancora pronto al cento per cento, ma nelle sfide successive potrebbe essere schierato con continuità. Sarebbe un segnale, finalmente: di una svolta, di un qualcosa di positivo. Altra considerazione, altra possibilità di cambiamento: in queste 13 partite di campionato (oltre al doppio confronto dei preliminari di Europa Legue contro il Wolverhampton quando i granata hanno incassato 5 gol), la retroguardia ha fatto acqua e incassato 20 reti in campionato. E allora perché ostinarsi a insistere sempre sulla difesa a tre? Nkoulou è la copia sbiadita del condottiero di alcuni mesi fa e con lui è peggiorato pure Izzo. Sul centrosinistra, poi, a turno hanno deluso tutti. Bremer, Djidji e nelle poche occasioni in cui è stato schierato non sempre Bonifazi ha brillato. Solo Lyanco ha combinato qualcosa di buono (a parte un’incertezza determinante con la Samp), ma i continui infortuni lo stanno penalizzando. E allora non safesa a 4? Rispolverando un 4-4-2 più semplice ma, sulla carta, anche più efficace, in un momento in cui c’è assolutamente bisogno di fare punti. Si tratta di un sistema tattico elaborato quotidianamente nel lavoro in allenamento, che aveva già espresso vagiti nella ripresa col Milan, a Parma dopo il rosso a Bremer e con il Napoli. Poi, però, è finito nel dimenticatoio. Riavvolgiamo il nastro e ricordiamo che con i rossoneri nella ripresa, per recuperare, Mazzarri aveva cambiato modulo e alternato il 4-3-3 e il 4-4-2, con lo spostamento di Verdi ad esterno. L’ex napoletano, poi, era stato sostituito da Berenguer al 21’ dellla ripresa e i granata erano riusciti a vincere con una doppietta di Belotti. Nella sfida successiva, la difesa a quattro era stata riproposta a Parma dopo che Bremer era stato espulso. E poi il doppio modulo usato per 90 minuti contro il Napoli (0 a 0): il solito 3-5-1-1 in fase offensiva e un efficacissimo 4-4-1-1 nella fase difensiva, non appena il Napoli tornava in possesso della palla e allargava il proprio tridente. Laxalt si abbassava subito da terzino sinistro, mentre Izzo si allargava a destra (dietro a Insigne). Davanti a loro, rispettivamente, Verdi (in questo caso non più fantasista centrale, ma esterno puro) e Ansaldi. Lukic, a quel punto, schizzava in avanti a far pressing sull’altrui portatore di palla: Allan e i suoi fratelli andarono in difficoltà e il Toro portò a casa un “concreto” 0-0, rischiando poco o niente in fase difensiva. Non siamo allenatori, ma è sotto gli occhi di tutti che qualcosa bisogna cambiare per allontanare la paura di non avere più obiettivi già prima, molto prima di Natale.
fonte tuttosport


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