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È IL MANIFESTO ANCHE DI PULICI & PECCI

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Il cuore dei torinisti non smette di battere mai: figuriamoci se basta una sosta del campionato per assopire la passione. Per loro che sono abituati a vivere quotidianamente il Toro, certo, questa pausa non è certo un momento facile. Nei giorni in cui il pallone rotola lentamente sui campi, e l'appuntamento con i 3 punti dista più di una settimana, tiene banco il “Manifesto per un grande Toro” lanciato da ieri da Tuttosport sul sito internet e sulla versione cartacea del quotidiano in edicola. Un occhio al passato che parla al presente e bisbiglia al futuro nei 5 punti che rappresentano capisaldi imprescindibili per un vero riscatto globale del club e certo si rivelerebbero mosse azzeccate per una svolta totale nell’ambiente granata. A dire la loro anche due mostri sacri come Paolo Pulici ed Eraldo Pecci, protagonisti martedì sera alla festa del Toro Club Valtriversa (insieme con Renato Zaccarelli) e in linea con questo giornale sui punti del manifesto. Un giudizio, il loro, che conta eccome, non fosse altro perché arriva da chi ha vissuto un momento fondamentale, quasi epico, della storia del Toro, e che sa meglio di tanti altri come si possa migliorare su determinati aspetti per guadagnarsi la stima dei tifosi. E proprio dal punto numero 5, dedicato al rapporto società-sostenitori e all’apertura del Filadelfia che parte l’analisi di Puliciclone: «Abbiamo sempre fatto gli allenamenti con il pubblico al Fila. Non vedo quale ragione ci sia nel non farli più. Se lo chiudo perché devo provare gli schemi, chi deve giocare contro la mia squadra guarderà le partire precedenti, mica gli allenamenti. Trovare scuse per la chiusura non serve. Il Fila dovrebbe essere aperto ai tifosi per tutti gli allenamenti: i giocatori, avendo il pubblicoche li guarda, sono obbligati a correre di più e si allenano meglio». Un assist di Pupi all’ex compagno di squadra, quasi a voler ricambiare i favori del passato: «Il Fila deve essere sempre aperto – ha detto Pecci - perché il Fila è il Toro. Se lo si deve tenere chiuso, allora credo sia stato un errore ristrutturarlo. Se si tengono vive le tradizioni del Toro e quello che è stato, siamo una squadra imbattibile». L’apporto del pubblico, per Pulici, passa anche da una società organizzata («Cairo pensa a se stesso. Deve gestire lui le cose e, di conseguenza, diventa tutto un po’ più complicato») oltre che da un progetto lungo e ambizioso, come al punto 2 del manifesto di Tuttosport: «Se Cairo prende il Toro come un suo giocattolo, il giocattolo deve divertirlo – la posizione dell’ex attaccante -. Per divertirsi ancora dovrà cercare di ottenere dei risultati. Con quelli si va molto più lontano. Quando siamo andati in Europa League, qualche anno fa, i tifosi si sono avvicinati ulteriormente. Più traguardi importanti hai, più la gente viene allo stadio». Per Pecci, invece, l’attuale assetto dirigenziale è ancora un’incognita («L’ex direttore sportivo aveva lavorato abbastanza bene. Speriamo che il sostituto sia all’altezza») ma, per un progetto vincente, bisogna recuperare i valori di un tempo: «Competere con Juve e Inter credo sia impossibile adesso. Se si vuol costruire una squadra che rispecchi i valori, con la voglia di lottare e con qualche ragazzo proveniente dal Fila, allora sono d’accordo». Nell’analisi del punto 3, sull’opportunità di tenere i migliori giocatori in rosa e rinforzarla, Pulici e Pecci sembrano tornare indietro di 43 anni, a quel Toro scudettato nel 1976 e costruito negli anni. Per Pulici «tenere i migliori vuol dire voler vincere e ottenere dei risultati. Pianelli ha vinto lo scudetto tenendo i ragazzi più forti che aveva. Belotti, ad esempio, non è ascoltato da chi dovrebbe gestirlo: quando io retrocedevo fino al centrocampo, i miei compagni mi urlavano. Pecci mi diceva che dovevo stare in area a fare il mio lavoro, cioè i gol. Graziani faceva molto più movimento di me, ma io chiudevo l’azione e finalizzavo il lavoro degli altri». Dopo il sorriso compiaciuto di Eraldo per le parole dell’amico Paolo, si ritorna subito seri con l’ex regista romagnolo: «L’obiettivo del Toro non deve essere andare in Coppa per giocare una partita, quanto invece avere una continuità. I buoni giocatori si tengono, anche se non è mai facile rinunciare a grandi offerte». E se lo dicono loro...
fonte tuttosport


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