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COSA RISCHIA MAZZARRI

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Non c’è da scherzare, bisogna guardare in faccia la realtà e non perdere mai di vista la classifica. Che è penosa e fa paura. E allora, per evitare il peggio, è meglio considerare quella di sabato a Marassi contro il Genoa una sfida salvezza. Il Toro deve mettersi in testa che per uscire da questa situazione di pericolosa precarietà bisogna ritrovare l’umiltà e la voglia al sacrificio. Deve lottare con tutte le forze e dimenticare il girone di ritorno dello scorso anno, quando gli avversari non facevano paura e vittorie e punti arrivavano in quantità industriale grazie a una difesa d’acciaio. E - per continuare la storia - Mazzarri era considerato il giusto condottiero per aprire un ciclo finalmente all’altezza del blasone d’un tempo del club. Possibile che in pochi mesi sia cambiato tutto? Il tecnico è entrato nel mirino della contestazione insieme con la società e, ultimamente, anche giocatori. Tutto il mondo Toro si è capovolto. E adesso: la sfida di Marassi contro un Genoa che con Thiago Motta ha ritrovato la voglia di battagliare. ONORE E NON SOLO Quindi: Walter Mazzarri è a un bivio. Cairo, almeno a parole, continua a considerarlo esente da colpe, rinnovandogli la fiducia dopo ogni brutta figura. Non solo: si arrabbia, il presidente, quando qualcuno mette in discussione il suo allenatore. Ma si sa che nel calcio, come nella vita, è facile cambiare idea soprattutto quando i risultati non arrivano. E per questo motivo la partita di sabato può considerarsi importante anche per Mazzarri. Non decisiva perché diventa sempre più difficile capire quello che pensa Cairo, che ha dato carta bianca al suo tecnico e in questi giorni di passione e paura preferisce non raggiungere il Filadelfia per seguire da vicino gli allenamenti. Pare quasi che voglia defilarsi da eventuali responsabilità. Continua a ripetere: «Ho tenuto tutti i migliori e ho rinforzato la rosa con Verdi e Laxalt. Ho speso tanti soldi. Non c’è bisogno di un mio intervento perché nessuno meglio di Mazzarri conosce la situazione e, quindi, sa come comportarsi». E da questo concetto non si schioda neppure dopo i tre schiaffi presi dall’Inter, dopo una prestazione piena di disattenzioni. Anche questi sono i misteri del calcio che interpreta Cairo. IL CONFRONTO Walter Mazzarri nel giorni scorsi ha avuto un lungo faccia a faccia con i giocatori. Lui, da solo, contro (si fa per dire) tutti i componenti della rosa. Li ha guardati negli occhi e ha chiesto loro di vuotare il sacco, di sviscerare i problemi. Anche perché sino ad oggi il tecnico le ha provate tutte senza ottenere risultati, se non constatare che il nervosismo all’interno della squadra continua a crescere. I litigi Sirigu-Izzo e Lukic-Silvestri sono sotto gli occhi di tutti e non hanno dato una bella immagine del Toro in giro per l’Italia. Che ci sia qualcosa che non va anche tra loro (i giocatori), è evidente. Sabato a Genova capiremo se il colloquio che ha avuto Mazzarri con i suoi sarà servito a qualcosa: ecco perché da Marassi passerà la stagione del Toro e, in qualche modo, anche quella dell’allenatore. DUE GIORNI IN PIÙ Il Toro, dunque, si sta preparando, blindatissimo e lontano da occhi indiscreti, anche dai suoi tifosi (ma su questo discorso preferiamo non tornarci su, sperando che prima o poi Mazzarri spieghi perché si è rimangiato la promessa di tenere aperte le porte il primo giorno settimanale d’allenamento). Bisogna curare la condizione atletica, che sabato può anch’essa diventare decisiva. I granata, tra l’altro, hanno il vantaggio di godere di due giorni di riposo in più rispetto agli avversari. Belotti e compagni, infatti, hanno affrontato l’Inter sabato scorso, mentre il Genoa ha giocato lunedì a Ferrara. Quindi, almeno sulla carta, sarà più stanco e correrà di meno, strada facendo. La logica dice che il Toro dovrebbe avere più possibilità di imporre il proprio gioco e uscire con autorità alla distanza, anche se in questo momento non ci sono certezze. E allora non resta che aspettare la partita di sabato per capire se la stagione dei granata è già finita prima del panettone e se Mazzarri riuscirà ancora a mangiarlo da allenatore del Toro
fonte tuttosport


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