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ANNO NUOVO, TORO NUOVO

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Un gol super, un rigore perfetto: il capitano con una prova eroica prende Ossola e resuscita i granata. Mazzarri, lezione a Fonseca




L’epifania di un Toro parso persino trascendentale, tanto più perché fuoriuscito dalla melma delle assenze e del disastro con la Spal, spacca le previsioni più scontate e le statistiche, dopo 9 ko di fila con la Roma a Roma, benedice il nuovo anno granata e innalza su livelli persino inediti, oltre al solito Signore dei Miracoli (Sirigu), sua maestà il Gallo. E mica solo per i 2 gol (raggiunto Ossola al 9° posto dei bomber del Toro di sempre, a quota 85), con allegati altrettanti legni. Immarcabile, decisivo, trascinante, ora difensore di qua e ora bomber di là, nell’area opposta. E anche assist-man. Un Belotti sempre più maturo, completo (a segno con entrambi i piedi), irrefrenabile. Una grazia per Mazzarri, a cui vanno indirizzati indiscutibili applausi per la tattica a dir poco perfetta con cui ha irretito il cuore del gioco giallorosso, tra mediana e trequarti, fasce comprese, annullandone le potenzialità e proprio lì infilando il bisturi. Per Cairo, una goduria anche personale, a casa di Petrachi. E per il tecnico una gran risposta dei giocatori, quanto ad attaccamento e tenuta mentale. Un trionfo collettivo. E una batosta per Fonseca: a dir poco inaspettata, e dunque doppiamente sanguinante.  A parte i primi minuti, con la Roma subito ripetutamente pericolosa, il Toro è man mano uscito dal guscio, dimostrandosi per ampie porzioni della partita decisamente meglio disposto sul prato e più veloce nei movimenti a fisarmonica: che nel calcio sono appunto musica, nello spartito della doppia fase. Una doppia parata plastica di Sirigu su un paio di botte di Zaniolo e Florenzi, quindi già all’8’ i granata tiravano fuori il pungiglione. E ci riuscivano, così come altre volte più avanti, sfruttando in primo luogo la libertà sulla trequarti concessa da Veretout e Diawara, in inferiorità quando erano poco assistiti dai ripiegamenti del trio dietro a Dzeko (Zaniolo, Pellegrini e Perotti). Verdi lanciava con astuzia Belotti che sgusciava e in diagonale colpiva il palo, complice la deviazione in tuffo decisiva di Lopez (e pochi secondi dopo, su cross sempre del Gallo, De Silvestri, di testa, appoggiava sul portiere). Era il segnale di un risveglio e la realizzazione pratica di una delle contromisure studiate da Mazzarri, con oggettivo acume tattico. Più ricco numericamente, compatto e abile a muoversi in armonia è apparso costantemente il blocco del centrocampo granata, con Verdi e Berenguer capaci di nascondersi e ricomparire, e con Rincon e Lukic in mediana ben assistiti anche dagli esterni. Nasceva da questa contrapposizione strategica pure il gol divorato da Lukic al 31’ (testata alta su un altro cross al bacio del Gallo), nonché la rete nel finale di tempo di Belotti. Rincon recuperava sulla trequarti un lancio sbagliato di Florenzi e serviva subito il capitano, che stoppava sul centrosinistra dell’area, irretiva Mancini, ieri sera perennemente incerto, prendeva la mira e scagliava col mancino una sassata imparabile sotto la traversa. Un vantaggio meritato, se si pensa che in precedenza (a parte una punizione di Kolarov), Sirigu aveva dovuto volare, pur da maestro, solo su un rasoterra di Pellegrini. Confinato Dzeko, là davanti: stretto nella morsa di 3 difensori semplicemente monumentali. E troppi errori in costruzione per i giallorossi, facili a slabbrarsi sul prato e a favorire le ripartenze granata. Come pure a inizio ripresa, quando era Berenguer a lanciare il Gallo scatenato: ingresso in area, pallonetto e Lopez compiva un altro prodigio deviando sulla traversa. Fonseca inseriva Mkhitaryan per aumentare il tasso di imprevedibilità davanti (e, dopo, anche Kalinic), mentre Mazzarri rispondeva con Meité. Il forcing romanista, impetuoso, incocciava comunque in un Toro ordinato, mai tremebondo: schiacciato, però guizzante nelle ripartenze. Izzo rischiava un 2° giallo per un mani sul limite, Sirigu piazzava il “consueto” miracolo (su una botta ravvicinata di Pellegrini), Mkhitaryan sbagliava un rigore in movimento, quindi i granata (intelligenti a non disdegnare mai il contropiede) la chiudevano all’86’. I varisti avvertivano Di Bello, le analisi a video duravano quasi 3 minuti (fin troppo, data la netta smanacciata di Smalling dopo aver respinto un tiro del Gallo con la schiena), quindi Belotti trasformava il penalty con raffinata chirurgia. Un trionfo. Il più inaspettato. Il più difficile. Un viatico di sicuro. Anche una rinascita, forse. Ce lo diranno il Genoa in Coppa e poi il Bologna. Intanto: Belotti santo subito. E chapeau a tutti i granata. E a Mazzarri, ovviamente
fonte tuttosport




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