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«IL MANIFESTO DEL MONDO»

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Clara, oggi presentate il programma di attività per il 2020 dell'associazione "Emiliano Mondonico". Da dove è nata l’idea di cimentarsi in questa nuova avventura nel nome di papà? «È nata d’impulso, da una scelta egoistica in senso buono. Non potevo permettere di fare andar via papà definitivamente. L’associazione è un modo per proseguire quello lui stava facendo. Per i ragazzi dell’Approdo (associazione di riabilitazione dalle dipendenze che opera a Rivolta d'Adda, ndr) rappresentava la loro rivincita. Lì ho compreso che dovevo continuare, cercando di dare il massimo. Quando ho capito di aver bisogno di qualcuno al mio fianco ho pensato a Massimo Achini e Oreste Perri, amici di papà». Su quali tematiche vertono le iniziative per il nuovo anno? «Le attività ricalcano la base dell’associazione, cioè pensare agli ultimi e far passare il messaggio che, prima che un business, lo sport professionistico è fatto di persone. Vogliamo organizzare tornei per bambini: cercheremo di far capire loro che giocare a calcio è importante, ma prima di tutto bisogna diventare uomini e donne. Abbiamo intenzione di creare incontri nelle scuole con atleti speciali che cercano in primis di vincere la partita con la vita». Come ha reagito lo sport a questo nuovo progetto? «Le più alte cariche si sono subito schierate al nostro fianco, dal presidente del Coni Giovanni Malagò alle società che consideriamo nostre seconde famiglie: Atalanta, Torino e Fiorentina» Ci sono ancora i valori di Emiliano Mondonico in questo calcio? «Non so se in tutto e per tutto. Ci sono, di sicuro, le belle storie di papà nelle piccole squadre che diventano grandi. Nell’Atalanta che si qualifica ai gironi di Champions League o nel Cagliari terzo in classifica. In questo rivedo papà». In cosa si può migliorare? «Bisogna solo dare il giusto rilievo alle cose. Il calcio è qualcosa che ti fa appassionare, innamorare e vivere, ma si tratta sempre di un gioco. Secondo me è l’esasperazione che si discosta dal calcio. Questa cosa ci è un po’ sfuggita di mano». Il vostro progetto vede il coinvolgimento degli ex giocatori di suo padre? «Sicuramente. Ci sono giocatori da considerare come suoi figli o nipoti. Sono i suoi ragazzi che, a prescindere dai normali litigi allenatore-giocatore, capivano poi cosa significasse avere un tecnico come lui. Come il mio fratellino Gigi Lentini, o Giancarlo Finardi che ha passato quasi tutta la sua vita professionale al fianco di papà». E i tifosi? «È stato il suo popolo, in un rapporto contraddistinto da rispetto reciproco. Papà non si è mai schierato contro i suoi tifosi, ma ha sempre voluto guardarli negli occhi per cercare di risolvere le situazioni da uomo. Questo gli è stato riconosciuto in passato e anche adesso. Se in questi anni sono andata avanti è perché i tifosi sono stati al mio fianco, mi hanno sostenuta e spronata». Che ricordi ha dell’esperienza di suo padre al Torino? «Bellissimi. Fra il 1990 e 1994 ho vissuto veramente il Toro. Dopo qualche partita in tribuna, ho litigato con un tifoso che insultava papà: da lì in poi mi sono trasferita in curva Maratona per seguire e vivere le partite. I tifosi avevano grande rispetto per me, al di là che fossi la figlia del mister». Amsterdam, finale di ritorno di Coppa Uefa nel 1992. Che cosa le viene in mente? «Piangevo, e sull’aereo al ritorno mi nascondevo dal suo sguardo per non farmi vedere. Papà mi prese la testa e mi disse “Non preoccuparti, bimba. Ripartiamo da qui insieme”. In questo nuovo cammino dell’associazione, i ragazzi di Amsterdam sono al nostro fianco». Come giudica la gestione attuale del Torino da parte di Cairo? «Per quanto mi riguarda, è stato gentile ad invitarmi allo stadio prima di Torino-Atalanta (23 febbraio 2019, ndr) per consegnarmi la maglia di papà. È stata una grande emozione perché quella era la sua partita. Come imprenditore non gli si può dire niente, perché ha in mano una società sana. Il Toro, però, deve ambire a giocarsi l’Europa tutti gli anni. I tifosi lo meritano». E lei cosa farebbe? «La cosa più importante da fare adesso è capire cos’è veramente il Toro. Che non è solo una squadra di calcio, ma un’idea, ed è fatto dalle persone che lo hanno reso grande. Non ci si può dimenticare di loro». Tuttosport ha pubblicato un manifesto con 5 punti per rendere grande il Torino. Conoscendo suo padre, li avrebbe condivisi? «Tutti, anche se ha sempre preso quello che gli veniva dato. Se avesse dovuto sceglierne uno fra tutti da realizzare, sarebbe stato quello sulla riapertura del Filadelfia alla gente. Se ti insultano perché hai perso una partita, fa comunque parte del gioco. Non puoi utilizzare la casa del Toro escludendo i suoi tifosi». Che ricordi ha degli allenamenti di papà al Fila? «Papà è stato l’ultimo allenatore del Toro a lavorare al vecchio Filadelfia. Si respirava un’atmosfera piacevole, anche per il periodo positivo che attraversava la squadra in quegli anni. Ricordo di un gruppo di tifosi anziani che suggerivano a papà cosa fare in campo: lui gli dava importanza e, a fine allenamento, si fermava a parlare con loro». Lei è tifosa del Toro e dell’Atalanta, non è vero? «Assolutamente sì. L’Atalanta vado a vederla tutte le volte che gioca in casa. Seguo anche il Torino, perché è una squadra che mi è rimasta dentro, come la Fiorentina. In futuro non escludo di tornare allo stadio per una partita. La società, in questo senso, mi ha detto che le porte sono sempre aperte».
PER LA GENTE E I BAMBINI: ECCO I VALORI DI EMILIANO
TORINO. Come alla vigilia di una finale, quando il mister raduna i giocatori per spiegare loro l'importanza della partita. Clara Mondonico, figlia dell’indimenticabile Emiliano, di questa formazione che vuole emozionare è il capitano, e oggi presenta i suoi compagni. La guida, neanche a dirlo, è ancora una volta il Mondo, scomparso nel marzo del 2018 ma sempre vivo nel cuore di chi lo ha amato e lo ama ancora. Oggi alle 11, al 39° piano del Palazzo di Regione Lombardia a Milano, sarà presentato il programma di iniziative per il 2020 dell’associazione “Emiliano Mondonico”, nata il 12 marzo scorso e presieduta appunto dalla figlia Clara. Una serie di attività dedicate al mondo dello sport che ricalcano i valori sportivi e umani del tecnico di Rivolta d'Adda che del Toro è stato giocatore e allenatore. L'evento, oltre che per svelare gli appuntamenti previsti per il nuovo anno dell'associazione, sarà anche l'occasione per ricordare Mondonico attraverso le testimonianze di chi ha condiviso con lui gli anni nel calcio. Da chi è stato suo giocatore ai collaboratori e agli amici, tutti uniti per ripartire dagli insegnamenti del Mondo e formare con questi le nuove generazioni di sportivi. Un progetto che parte dagli ultimi, passa dal calcio e parla di vita.
fonte tuttosport


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