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«È UNA FINALE DI CHAMPIONS!»

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Come una finale. Similitudine fin troppo inflazionata nel mondo del pallone, cui allora Walter Mazzarri aggiunge un saporito complemento di specificazione. Per rendere meglio l'idea, per far sentire il fiato sul collo ai suoi ragazzi. «Dobbiamo scendere in campo come se fosse la finale di Champions League», l'urlo di battaglia del tecnico granata alla vigilia dell'impegno in Coppa (Italia, però) contro il Genoa. Perché la squadra ha disperatamente bisogno di tenere alta l'asticella dell'attenzione, onde evitare quelle montagne russe cui ha ormai assuefatto i suoi tifosi. Perché l'imperativo ora è la continuità di risultati, per non vanificare - in qualche modo - anche la brillante prestazione sfoggiata all'Olimpico contro la Roma. Perché, soprattutto, questa Coppa Italia può rivelarsi sentiero dalla vista mozzafiato, lungo il quale alimentare sogni e raccogliere – hai visto mai – finalmente una soddisfazione importante. Concreta. Già, i sogni. Quelli che il popolo granata non culla più da tempo e che ora rinfaccia rumorosamente a Urbano Cairo. Perché realizzarli è poi tutto un altro paio di maniche, come si suol dire, ma almeno innescarli, coltivarli sarebbe doveroso. Per riaccendere la passione, per alimentare l'entusiasmo di una piazza senza eguali. E questa Coppa Italia pare proprio ritagliata su misura per la virtuosa finalità. Il Genoa all'altezza degli ottavi di finale e la prospettiva di un successivo turno contro la vincente di Milan-Spal, infatti, spalanca le porte alla suggestione di un approdo almeno in semifinale. Dove, tanto per riprendere il bandolo della matassa, il Toro di Cairo non si è mai spinto prima. Anzi. Negli ultimi 15 anni i granata hanno collezionato cinque eliminazioni agli ottavi ed un solo accesso ai quarti. Quello arrivato grazie al successo per 2-1 all'Olimpico contro la Roma, prima della sconfitta nel derby con la Juventus che all'alba del 2018 costò la panchina a Sinisa Mihajlovic, sostituito in  gennaio proprio da Mazzarri. Questa volta, insomma, l'occasione è buona per sovvertire anche la cabala, più o meno velatamente indirizzata dalla scarsa considerazione di cui in casa granata a lungo ha goduto il trofeo. Anche per questo, allora, stasera al Grande Torino sarà come una finale di Champions. Per dare un taglio netto rispetto al passato, in una stagione che rischia di avere proprio in questa manifestazione l'unica valvola di sfogo attraverso la quale provare ad accendere l'entusiasmo ormai dimenticato dall'ambiente. «E infatti non cambierò nemmeno il portiere – ha annunciato ieri Mazzarri in conferenza stampa –. Ujkani è affidabile, ma giocherà ancora Sirigu: quest'anno ho visto troppi alti e bassi, non vorrei far passare il segnale che la gara è meno importante delle altre. Anche perché abbiamo bisogno di continuità: ogni bella partita va subito archiviata per guardare alle insidie di quella successiva. Dobbiamo tenere sempre l'attenzione al massimo, soprattutto in fase difensiva, e non patire alcun calo di tensione. Per questo io per primo devo cercare sempre di martellare il gruppo dopo che ha ricevuto degli elogi». Quelli piovuti sulla squadra dopo la gagliarda prestazione di domenica sera contro la Roma, a mandare in archivio le scorie lasciate dal fragoroso passo falso con la Spal e ad inaugurare nella maniera migliore il 2020. Rispetto all’uscita dell’Olimpico, però, questa sera Mazzarri dovrà fare a meno dello squalificato Verdi. «Non ci voleva proprio, perché abbiamo trovato un bell’equilibrio in campo – il rammarico del tecnico di San Vincenzo –. Belotti e Zaza in attacco insieme? Devo valutare, ma soprattutto devo anche ragionare in ottica della gara contro il Bologna». In tal senso, potrebbe in difesa restare fuori Djidji - rientrato molto bene a Roma dopo l’infortunio e papabile per domenica in campionato - per dare una bella vetrina, forse l’ultima granata in questa stagione, a Bonifazi; a meno che il sacrificato nei 3 davanti a Sirigu non sia ancora Bremer. «Gli impegni sono ravvicinati e quello contro gli emiliani sarà il terzo in una settimana: bisogna gestire le risorse a disposizione, a maggior ragione per il fatto che abbiamo una lunga lista di indisponibili. Ma se torniamo ad essere squadra, come nello scorso girone di ritorno, allora anche variare due-tre interpreti all’occorrenza non sarà più un problema». A patto che questi non rientrino nel ristretto novero degli imprescindibili, naturalmente. Tre nomi e mezzo, secondo Mazzarri. «Sirigu, Nkoulou e Belotti, se stanno bene, danno fiducia a tutto il resto della squadra – la certezza dell’allenatore granata –. E ci aggiungo magari anche Rincon. Sono elementi in grado di far girare anche i compagni con la loro esperienza ed il loro carisma». Per questo stasera saranno rigorosamente al loro posto in campo: c’è una Coppa a cui dare l’assalto. Anche se non è la finale di Champions League.
fonte tuttosport


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